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La “sagra” dei gettoni di presenza nei Municipi è ormai una prassi consolidata

La “sagra” dei gettoni maturandi ai consiglieri comunali, a seguito del “profluvio” delle sedute ordinarie di quasi tutte le Commissioni permanenti e speciali che giornalmente hanno luogo a Palazzo di Città, è da considerare ormai una prassi consolidata a Bari non soltanto per i rappresentanti che occupano gli scranni dell’aula “Dalfino”, ma anche per quelli dei cinque Municipi di decentramento amministrativo che, analogamente a colleghi consiglieri che compongono la massima Assemblea cittadina, di “gettoni” di presenza tendono mensilmente a fare il pieno, per raggiungere sempre il massimo dell’indennità mensile percepibile. Ossia la cifra di circa 2400 Euro lordi al mese (pari ad un numero di 33 sedute, tetto oltre il quale il “gettone” non è più riconosciuto) per i consiglieri comunali, mentre per i consiglieri municipali il massimo mensile raggiungibile è di poco più di 900 Euro lordi, pari a 24 sedute tra riunioni di Commissioni e consiliari. Un primato, questo dei “gettoni” di presenza, che lo  scorso inverno – come è noto – ha reso famosa la politica barese a livello nazionale attraverso la nota trasmissione televisiva domenicale “Non è l’arena” in onda sulla “La 7” e condotta da Massimo Giletti. Stante ad i primi mesi di attività amministrativa, a proseguire nell’andazzo dei gettoni a “go go” sono anche le rinnovate compagine municipali che, per l’aspetto dell’attività amministrativa vera e propria sono rimasti comunque praticamente improduttivi e sempre privi di poteri reali, ma dal punto di vista dei costi della politica, per il numero complessivo delle sedute mensili di Commissione, si stanno già rivelando non da meno delle precedenti. Infatti, è paradossale che Istituti come i cinque Municipi baresi, tuttora privi di deleghe da parte dell’Amministrazione centrale, effettuino quotidianamente sedute di Commissioni permanenti e speciali senza che alla fine giunga in Consiglio alcuna concreta deliberazione, tranne i pochissimi casi che il più delle volte riguarda pareri obbligatori (ma non vincolanti!) richiesti dall’Amministrazione centrale. Eppure le sedute di Commissione in tutti e cinque i Municipi di decentramento barese sono (come al Comune) praticamente giornaliere, come testimonia una paradossale calendarizzazione mensile di sedute quotidiane programmate prescindendo da ipotesi di urgenza e da qualsivoglia Odg. Sedute di commissione che il più delle volte potrebbero essere definite come “volanti” per l’esiguità del tempo di durata delle stesse, al punto che nel “I Municipio “di Bari hanno addirittura pensato poco tempo fa di introdurre per regolamento la durata “minima” di mezzora, al fine di dare una parvenza giustificativa all’agognato “gettone” quantomeno sotto l’aspetto del tempo di durata delle sedute, poiché i contenuti ed i risultati di dette convocazioni evidentemente sono alquanto inconsistenti. Sedute, per giunta, che il più delle volte vengono inspiegabilmente convocate per “discutere” un unico punto all’Odg, confermando il sospetto di quanti paventano che dette convocazioni sono utili solo ai consiglieri. Quindi, l’unica e reale motivazione di un simile modo di procedere consisterebbe nella proliferazione di dette riunioni ai fini di percepire il “lauto” gettone per solo pochi minuti di attività e per i consiglieri che risultano essere lavoratori dipendenti di potersi assentare (in modo comunque retribuito) dal proprio posto di lavoro un’ora prima dell’inizio della seduta, per tutto il tempo (verbalizzato!) della stessa ed ancora per un’ora dalla sua conclusione. Al Comune – come è noto – compete per legge rimborsare a rispettivi datori di lavoro tutti i costi relativi alle assenze giustificate per motivi di espletamento del mandato dei dipendenti assurti a cariche istituzionali. In definitiva, nei cinque (finti) Municipi del decentramento amministrativo cittadino – come recita un vecchio e noto adagio barese – “la cera di scioglie, ma la processione non cammina!” Infatti, a Bari, pur essendo del tutto irrilevante l’attività politico-amministrativa dei Municipi, l’Amministrazione centrale non si preoccupa minimamente di porre rimedio al danno andazzo che questi creano alle stremate casse comunali. “Come mai?” – si chiedono molti cittadini baresi che hanno ormai preso coscienza su ciò che sono effettivamente tali Istituti interni al Comune di Bari. E, inoltre, si chiedono ancora: “Perché non si pone fine a tale scempio e spreco di denaro pubblico?” La risposta è presto detta. Ovvero, ciò che ormai in tanti a Bari sanno: sia i candidati che gli eletti a tali assisi municipali sono unicamente apportatori di consenso e portatori di voti ai rispettivi candidati a sindaco ed a quelli di riferimento al Consiglio comunale. Ma per la Corte dei Conti è sufficiente una simile motivazione a giustificazione dei sottostanti costi del pubblico erario? Sicuramente “no”. Ma finora tutto tace.

 

Giuseppe Palella

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