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La Sangiovannara metteva paura

Il 21 ottobre 1860 in tutto il Mezzogiorno si svolsero le operazioni di voto plebiscitario per l’annessione al regno di Sardegna delle provincie siciliane e delle provincie napoletane dell’ex regno duosiciliano. Al quesito “Il popolo vuole l’Italia Una e Indivisibile con Vittorio Emanuele Re costituzionale e i suoi legittimi discendenti?” i votanti risposero sì con una percentuale ovunque superiore al 99%. Una percentuale schiacciante sì, ma a fronte di meno di due milioni di votanti. Tra essi poi c’era solo una donna. Quella fatta a Marianna De Crescenzo, una popolana partenopea nata forse nel 1817, fu un’eccezione (il voto era riservato ai solo lettori di sesso maschile) giustificata dal fatto che la donna – una popolana partenopea che gestiva una taverna a Pignasecca, un quartiere di Napoli – si era messa alla testa dei filo-Savoia nei giorni precedenti l’arrivo di Garibaldi nell’ex capitale. Le cronache la descrivono in prima fila tra il popolo festante con un pugnale alla cintura e un revolver nella destra ; vedi immagine. Il giorno del voto, la Sangiovannara, questo il suo nomignolo (proveniva da una famiglia originaria di San Giovanni a Teduccio) si pose alla testa di un corteo di manifestanti che, sventolando il tricolore, accompagnavano al seggio del rione Montecalvario gli ex esuli Silvio Spaventa e Filippo Cappelli. Forse invitato dagli esuli, forse ‘sollecitato’ dalla folla, il Presidente della Commissione Elettorale si prese la libertà di “ammettere al voto eccezionalmente” la De Crescenzo “per benemerenze patriottiche”. Un gesto simbolico; sembra improbabile che il sì della Sangiovannara sia stato veramente computato. Oltre al clamoroso privilegio, la De Crescenzo – per effetto di un decreto del 26 ottobre 1860, a firma del pro-dittatore Giorgio Pallavicino – si vide assegnare anche una pensione di 12 ducati al mese, assieme ad altre quattro patriote napoletane, con la seguente motivazione : “Considerando che in tempi di tenebrosa tirannide Marianna la Sangiovannara, Antonietta Pace, Carmela Furitano, Costanza Leipnecher e Pasquarella Proto sono state esempio imitabile di coraggio civile e di costanza nel propugnare la causa della libertà” (Decreto di governo, Napoli, 26 ottobre 1860″). Il breve momento di notorietà di questa capopolo si spiega unicamente alla luce del fatto che la De Crescenzo era all’epoca dei fatti cugina del famoso Salvatore De Crescenzo, capo di quella “camorra liberale” che ricevette da Liborio Romano, Ministro degli Interni borbonico, l’incarico di mantenere l’ordine pubblico in città dopo l’abbandono della capitale da parte di Francesco II, riparato nel forte di Gaeta. Della Sangiovannara si perdono le tracce dopo lo svolgersi delle vicende garibaldine nel napoletano.

 

 

Italo Interesse

 

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