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La sanità che non va: troppi ritardi nel pagamento degli assegni di cura

Ancora in primo piano nella sanità che non funziona i ritardi che stanno riportando le erogazioni dell’assegno di cura per malati gravi non autosufficienti in Puglia. Il consigliere regionale Cosimo Borraccino è tornato sull’argomento: “Non vorremmo assistere a ulteriori discrepanze a danno di cittadini estremamente  bisognosi di sostegni imprescindibili. Occorre fornire urgentemente risposte ai tantissimi malati gravi che hanno presentato domanda per l’assegno di cura, le cui procedure di corresponsione si stanno rivelando alquanto confusionarie. Veniamo a conoscenza di difficoltà che si starebbe verificando nelle varie Asl  in merito all’accertamento dei requisiti. Sinistra Italiana torna a chiedere maggiori  risorse da destinare a queste necessità affinchè si riesca ad allargare la platea degli aventi diritto, ma nello stesso tempo chiediamo che tutte le ASL del territorio regionale  seguano le stesse direttive, che gli assegni vengano erogati contemporaneamente in tutte le province con  i 12 milioni di euro già in dotazione alle Asl  Pugliesi”. Per Borraccino, inoltre, occorrerebbe rendere noti, attraverso il portale regionale, coloro che non saranno beneficiari, poiché  si stima che saranno circa  3.000 coloro che riceveranno l’assegno di cura su 9.000 richiedenti. A questo punto assume rilevanza l’appello dell’associazione onlus “Comitato 16Novembre”, che segue costantemente da vicino le problematiche dei malati gravi e delle loro famiglie e ci facciamo portavoci delle loro preziose istanze, poiché conoscono e si  prodigano  a fondo  costantemente per alleviare loro le sofferenze. Per questo il consigliere Borraccino e Sinistra Italiana continueranno a seguire queste necessità, ribadendo al presidente Emiliano l’importanza dell’ascolto delle associazioni, che non devono essere escluse dai tavoli istituzionali, come avverrà per l’ennesima volta il 7 dicembre prossimo, dove presso l’assessorato al Welfare si terrà l’incontro con le ASL pugliesi per la disabilità senza il coinvolgimento delle associazioni. Insomma, quasi tutto ancora in sospeso per l’erogazione dell’assegno di cura alla Regione Puglia, dove con la Deliberazione di Giunta Regionale approvata il 30 novembre 2016, praticamente un anno fa, in seguito ad un ricorso al TAR Lecce da parte di un gruppo di famiglie che chiesero l’adeguamento dell’importo mensile dell’assegno di cura percepito, da 500 a 1.100 euro al mese, l’esecutivo in via transitoria e per un principio di autotutela, fissò una scadenza temporale del beneficio al diciottesimo mese di fruizione.. Insomma, adesso la durata massima di erogazione dell’assegno di cura per pazienti non autosufficienti gravissimi è fissata in un anno e mezzo, divisa in nove erogazioni bimestrali. E’ chiaro che le decisioni adottate prima dalla giunta Vendola e poi dalla successiva hanno messo in ginocchio parecchie famiglie, mentre la Regione per adesso soccombente aspetterebbe la conclusione del contenzioso. “La pubblica amministrazione –hanno spiegato dall’assessorato alla Sanità di Japigia – gestisce soldi pubblici e deve fare tutto alla luce del sole e in maniera chiara come sta facendo questa amministrazione. Talvolta, le scelte sono impegnative e difficili e certamente ispirate ai principi di correttezza e cautela nell’interesse di tutti i cittadini pugliesi. Ma la capacità di governo sta proprio nella capacità di decisione”. In effetti da oltre tre anni l’assegno di cura è indirizzato anche ai non autosufficienti gravissimi, di cui beneficiano circa 3mila persone l’anno tra coloro che sono in uno stato vegetativo, oppure dipendono, con un importo mensile per questo assegno di cura di importi che variano dai 500 euro ai mille e cento a1 mese. Dunque, persiste il disagio della sospensione dell’assegno di cura per tantissime famiglie con malati gravi in casa e tutto a causa del pronunciamento dei giudici amministrativi, ma ora che i ritardi nell’erogazione in alcune aziende sanitarie della provincia (la Ba/5 di Gioia del Colle su tutte) ha raggiunto picchi di quasi un anno, la situazione per chi ha in cura malati gravi e gravissimi è diventata drammatica.

 

Antonio De Luigi

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