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La sicurezza di strade e ponti provinciali si ferma sulle rive del Po

Province e città metropolitane in ginocchio per i rubinetti finanziari sempre più a secco, anche se gli interventi riguardano la sicurezza dei cittadini. “Delusione e preoccupazione” per il testo della Legge di Bilancio approvato dalla Commissione Bilancio dalla Camera dei Deputati ha evidenziato ieri il Presidente dell’Unione province italiane (Upi) Achille Variati che ha pure sottolineato come, sulle Province “La situazione di grave emergenza non e’ in alcun modo risolta. Anzi, il testo approvato dalla Commissione Bilancio peggiora il disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri”. “Non riusciamo a comprendere – afferma Variati – perche’, in una situazione di criticita’ e di emergenza che accomuna ponti e gallerie di tutto il Paese, come e’ emerso nel monitoraggio dettagliato che Governo e Parlamento ben conoscono, si sia deciso di intervenire a rendere sicure solo le opere del bacino del Po.  Il resto del Paese e’ abbandonato, come se oltre la pianura padana non ci fosse alcun ponte a rischio.  Ed e’ incredibile come Governo e deputati che nella manovra stanziano quasi 7 miliardi per la messa in sicurezza del patrimonio pubblico, abbiano deciso di escludere da questi investimenti i 30 mila ponti e gallerie, gli oltre 130 mila chilometri di strade provinciali e le 5.100 scuole superiori. Abbandonando il territorio, le comunità e i 2 milioni 500 mila studenti che continueranno a frequentare scuole insicure. Chiediamo al Governo, a partire dai Viceministri Castelli e Garavaglia, un incontro urgente per chiarire questi nodi e trovare immediate soluzioni in vista del passaggio della Legge di bilancio in Senato”. Del resto il fabbisogno annuo soltanto per la manutenzione della rete stradale provinciale ammonta a 6,1 miliardi di euro: 1,7 per la manutenzione ordinaria e 4,4 per quella straordinaria. Ogni chilometro di provinciale richiede, in media, 46mila euro l’anno, ma le risorse oggi stanziate non superano i 500 milioni, sufficienti alla manutenzione di poco più di 10.800 chilometri: l’8% della intera rete provinciale. A dirlo è stato lo studio Fondazione Filippo Caracciolo dell’Automobile Club: “Il recupero dell’arretrato manutentorio della rete viaria secondaria: una priorità per il Paese”, presentato proprio a Genova, alla 73a Conferenza del Traffico e della Circolazione. Ma c’è di più: secondo questo studio, infatti, investire in manutenzione i 5,6 miliardi di euro che mancano all’appello, frutterebbe il triplo, con un incremento dello 0,9% del PIL (pari a 16,2 miliardi) e una riduzione della disoccupazione fino al 4% (pari a 120mila nuovi posti di lavoro). In effetti la rete delle strade provinciali rappresenta senza dubbio quel ‘reticolo’ che tiene unito il Paese, e la ricerca ha praticamente confermato quanto sia strategico non solo dal punto di vista sociale, ma anche economico. In Italia, quasi il 90 per cento delle merci circola su strada e dunque strade sicure servono per far muovere l’economia. Se una strada provinciale o appartenente a una delle quattordici città metropolitane è chiusa o è pericolosa, è proprio lo l’economia a risentirne. Ergo le richieste per tenerlo in piedi dignitosamente, quel reticolo stradale di cui sopra, di competenza di Province e Città metropolitane (con almeno 300 milioni l’anno per 5 anni) anche sulla base di quanto emerso a seguito del monitoraggio richiesto dal Ministero delle Infrastrutture all’indomani della tragedia del Ponte Morandi.(adl)

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