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“La situazione è complicata, non possiamo nasconderci dietro un dito”

“Situazione complicata, certo”: lo ammette in questa intervista al Quotidiano la dottoressa Raffaella Altamura, Presidente Provinciale Bari Confesercenti. Con lei affrontiamo il problema del green pass che genera mal di pancia e mugugni nelle categorie interessate, che rischiano di essere le sole e solite tartassate.

Dottoressa Altamura, green pass. Come è la situazione?

“Direi che è complicata, non possiamo nasconderci dietro un dito, lo ho detto nel recente passato in modo chiaro. Esistono attività che rischiano la chiusura, questo è il punto di partenza per affrontare il problema”.

Vaccinazioni, tamponi e green pass, comunque sembrano al momento la sola via di uscita…

“Noi come categorie non abbiamo mai demonizzato o condannato a priori queste soluzioni, ci mancherebbe altro. Anzi, se sono il mezzo per continuare a lavorare e restare aperti, ben vengano, ovvero se sono la condizione sine qua non. Tuttavia, per alcune categorie, esistono dei problemi”.

Quali?

“Detto che per esempio nella ristorazione per principio non siamo contrari al green pass, esistono problemi organizzativi. Un titolare che la domenica ha cento coperti, non è in grado materialmente di controllare tutti i green pass e soprattutto la veridicità delle dichiarazioni e non ha la possibilità economica ne è tenuto ad assumere personale per questo, avendo già da tempo eseguito lavori di adeguamento e messa in sicurezza, il cui importo non è stato spesso ristorato”.

Che cosa intende dire?

“Il ristoratore non è un agente di pubblica sicurezza e non ha poteri di tal genere, come fa a controllare le generalità del cliente se ad esempio dice il falso?”.

La sensazione è che alla fine paghino sempre i soliti tartassati…

“Sembra così, ecco perché chiediamo e subito, una interlocuzione con chi governa e dirige. Invochiamo un urgente tavolo di verifica a tutti i livelli”.

In alcune città italiane manifestazioni di piazza. Che ne pensa?

“Confesercenti, pur comprendendo il disagio sociale, non vi ha aderito per senso di responsabilità. Siamo contrari a segnali di pancia che non portano lontano. Preferiamo la logica della contrattazione e del dialogo nelle sedi istituzionali e politiche”.

Ottimista?

“Gli imprenditori lo devono essere, altrimenti dovrebbero chiudere bottega. Siamo in trincea. Comunque la campagna vaccinale e una certa ripresa dell’economia, penso al settore del turismo, ci fanno ben sperare per il futuro”.

Bruno Volpe

 

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