La storia di quel silenzio che genera bellezza
Bibart 2026 approda a Martina Franca nel ritrovato Conservatorio di Santa Maria della Misericordia

Ci sono luoghi in cui il tempo sembra essersi assopito, in attesa che qualcuno ne riaccenda il respiro. Varcare la soglia del Conservatorio di Santa Maria della Misericordia di Martina Franca significa entrare in uno spazio dove la memoria non appartiene solo al passato, ma continua ad infondere sacralità sul presente. La riapertura al pubblico dell’antico complesso settecentesco, conosciuto come ex convento delle Monacelle, assume così il valore di un gesto profondamente simbolico: restituire un luogo nato per la contemplazione all’incontro con l’arte contemporanea.
Del resto, come ricordava Hans-Georg Gadamer, ogni autentica esperienza artistica è un dialogo capace di rinnovare il significato dei luoghi e di chi li abita. Questa la prospettiva che il 18 luglio scorso ha animato Bibart, Biennale d’Arte Contemporanea 2026, inaugurando la sua nuova tappa martinese. Dopo l’apertura a Bari dello scorso 10 luglio, la manifestazione diretta da Miguel Gomez approda al Conservatorio di Santa Maria della Misericordia, in un contesto di straordinario valore storico.
Il rapporto tra il luogo e la sua nuova destinazione culturale rappresenta il cuore dell’edizione martinese. «L’emozione più intensa che ho provato entrando per la prima volta in questi spazi è stata percepirne la profonda sacralità. Si tratta di un edificio settecentesco restituito alla collettività dopo un importante intervento di recupero, e riconsegnato all’arte. Credo che il modo più autentico per preservare il legame tra la valorizzazione del nostro patrimonio culturale e la contemporaneità, sia proprio quello di far vivere questi luoghi attraverso eventi artistici. 
È un progetto ambizioso, nato con l’intenzione di crescere nel tempo: questa è la missione che ci siamo dati», afferma Viviana Fasano, responsabile della Fondazione Caracciolo De Sangro, realtà impegnata nella tutela e nella valorizzazione dell’ edificio, e nel suo percorso di restituzione alla comunità attraverso la cultura e l’arte. La Fondazione Caracciolo De Sangro rappresenta infatti il punto di riferimento per il recupero e la valorizzazione del complesso, erede della storica istituzione voluta nel Settecento e oggi impegnata a mantenere vivo il legame tra la memoria del luogo e nuove forme di partecipazione culturale. Un percorso che trova nella contemporaneità artistica un nuovo strumento di conoscenza e di apertura verso il futuro.
Sulla stessa linea si colloca l’intervento dell’assessore alla Cultura di Martina Franca Carlo Dilonardo: «Restituire alla comunità edifici che costituiscono le fondamenta della nostra identità culturale significa investire nella memoria e nel futuro del territorio. È un percorso che l’amministrazione porta avanti da anni, con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio storico sia come risorsa culturale e turistica, che come strumento capace di trasmettere le nostre tradizioni attraverso i linguaggi della contemporaneità».
Il tema scelto per questa quinta edizione è quello della speranza. In questo quadro l’arte riafferma la propria capacità di creare relazioni, alimentare il pensiero critico e costruire nuovi significati attraverso il dialogo fra passato e presente. Organizzata dalle associazioni Federico II Eventi e Vallisa Cultura in collaborazione con la Fondazione Caracciolo De Sangro, e con il prezioso contributo del fotografo Antonio Fascicolo, Bibart proseguirà il proprio percorso tra Bari e Martina Franca, affiancata anche dal Premio letterario nazionale “Vittorio Stagnani” fino al 30 Agosto.
La scelta del Conservatorio di Santa Maria della Misericordia restituisce inoltre centralità a un luogo dalla storia straordinaria. Voluto nel 1725 da Aurelia Imperiali, vedova del duca Petracone V Caracciolo, il complesso nacque per accogliere fanciulle orfane o in difficoltà insieme alle religiose agostiniane, diventando nel corso del Settecento un rinomato centro d’eccellenza per la tessitura in oro. Al suo interno custodisce ancora la piccola Chiesa del Conservatorio, autentico gioiello del barocco locale. Restituire, dunque, alla memoria il suo futuro e alla bellezza il suo luogo. Quella “riserva contro l’ inverno dello spirito”, avrebbe detto Marguerite Yourcenar, che rappresenta forse il senso più autentico della rinascita di un luogo.
Rossella Cea
Pubblicato il 21 Luglio 2026



