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La strage continua e i sindacati minacciano ricorso alla piazza

Fanno davvero tremare i polsi gli ultimi dati sulla carenza di sicurezza nei luoghi di lavoro, in Puglia. “I dati degli infortuni mortali sul lavoro diffusi dall’Osservatorio Vega Engineering dicono che in Puglia c’è un’emergenza seria legata alla sicurezza, che ci spinge a rafforzare la nostra mobilitazione e a intensificare le assemblee che in tutti i territori si stanno tenendo proprio su questo tema”, attacca duro il segretario generale della Cgil Puglia, Pino Gesmundo, commentando il ”report” su dati Inail della società che si occupa a livello nazionale di consulenza in materia di sicurezza sul lavoro. Ma scendiamo immediatamente nei dettagli. “Quarta regione in Italia per numero totale di infortuni mortali, 41 nei primi sei mesi del 2021, e quarta anche se si considera l’incidenza sul numero degli occupati. La ripresa non può avvenire sulla pelle dei lavoratori. Se le imprese continueranno a considerare la prevenzione e la sicurezza un costo e non un investimento a tutela della vita e della salute dei proprio dipendenti, questi saranno i risultati. Serve una profonda mutazione culturale, ma anche formazione dei lavoratori e dei nostri delegati alla sicurezza. Ma il tessuto imprenditoriale pugliese è fatto di piccole realtà dove non è presente il sindacato e più forte è il ricatto di un lavoro a qualunque costo”. Per Gesmundo la situazione non rinviene da situazioni sfuggite di mano solo nelle ultime settimane. Nel 2020, per esempio, nella nostra regione erano stati settantotto gli infortuni mortali, cinquantanove in occasione di lavoro e diciannove in itinere. Gli infortuni totali 24.635, oltre 67 al giorno, e di questi 21.883 in occasione di lavoro. “Abbiamo tenuto a maggio sit-in in tutta Italia, unitariamente con Cisl e Uil – ricorda Gesmundo – reclamando attenzione, nuove norme e investimenti sul tema della sicurezza dalla politica nazionale. Abbiamo ottenuto l’importante risultato del Ddocumento sulla regolarità contributiva (Durc) preventivo in edilizia, tra i settori più colpiti dagli infortuni. Abbiamo quindi avviato cicli di assemblee nei luoghi di lavoro e nelle Camere del Lavoro sul tema sicurezza, per sensibilizzare i lavoratori. Abbiamo sollecitato anche la Regione Puglia, e su iniziativa della Presidente del Consiglio regionale, Loredana Capone, tenuto un tavolo tecnico su sicurezza e legalità, assieme ai direttori regionali di Inail e Inps. Come Cgil abbiamo sottoscritto con l’Inail due protocolli per insieme interloquire e informare lavoratrici e lavoratori, e siamo reduci da iniziative nei settori dell’edilizia e dell’agricoltura. Abbiamo anche realizzato brochure multilingue per meglio arrivare a quei lavoratori stranieri che sono una presenza importante nel sistema produttivo pugliese, informando su tutele, diritti e i luoghi dove confrontarsi”.  Ebbene tutto questo evidentemente non è sufficiente, la conclusione del segretario Cgil regionale, “se non muta la cultura delle imprese: i dati di oggi mettono la Puglia in zona rossa, con una incidenza di infortuni mortali per ogni milione di occupati maggiore rispetto alla media nazionale, attestandosi a 1,25. Questa strage nei luoghi di lavoro va fermata, serve la presenza forte dello Stato”. Tra le proposte avanzate da Cgil Cisl Uil c’è il miglioramento del servizio ispettivo, integrando le banche dati, sviluppando i servizi di prevenzione, adeguando dotazione e organici. Ancora, costruire un’anagrafe dei rappresentanti per la sicurezza sui luoghi di lavoro, rafforzando il ruolo del sindacato e arrivando all’obiettivo che nessuna azienda sia senza rappresentante per la sicurezza. Se mancheranno risposte concrete da parte dei datori di lavoro, le organizzazioni sindacali sono già pronte a inasprire le forme di mobilitazione.

Antonio De Luigi

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