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La svolta dopo il furore futurista

Sessant’anni fa, a Bari, moriva Francesco Casavola, compositore, direttore orchestra, critico d’arte e scrittore; era nato a Modugno nel 1891. Si formò alla scuola di La Rotella, Mapelli, Respighi. Al ritorno dalla Grande Guerra – nel corso della quale si distinse sul Carso conseguendo la promozione a Capitano – abbracciò subito il futurismo per il quale firmò numerosi manifesti, uno dei quali (‘Manifesto sul futurismo musicale in Puglia’) fu presentato al Petruzzelli insieme a Filippo Marinetti. In questo periodo svolse un’intensa attività di direzione orchestrale e di composizione ricorrendo a strumenti ‘trasgressivi’ come la macchina del vento, gli archi enarmonici, gli intonarumori ed altre diavolerie nate dalla fantasia di altro compositore futurista, Luigi Russolo. A questi anni appartengono due suoi romanzi : ‘Avviamento alla pazzia’ (con prefazione di Filippo Marinetti, Milano 1924) e ‘Diario di guerra’ di Leonardo Coffres (Napoli 1924). Perorando la causa di una musica che suscitasse “atmosfere cromatiche”, “sintesi visive” e “versioni sceno-plastiche”, Casavola era dell’idea che quanto lui (nebulosamente) definiva ‘opera in musica’ avrebbe sepolto il melodramma. Così non fu, sappiamo. E il primo ad avvedersi dell’abbaglio fu lo stesso Casavola, che, dopo aver riscosso un discreto successo a Parigi con alcuni balletti ‘futuristi’, una volta svaporata l’ebbrezza futurista si orientò verso la musica classica e quella lirica, apportandovi però il senso della modernità ispirato dal passato ‘rivoluzionario’. Approdò così all’opera comica, genere nel quale espresse il meglio di sé.  Da opere come ‘Il gobbo del Califfo’ e ‘Le astuzie d’amore’ gli derivò una certa popolarità (il primo lavoro, di ispirazione boccaccesca e che coniuga elementi melodrammatici della tradizione italiana con spunti di gusto contemporaneo, fu presentato al Petruzzelli nel 1936). Contemporaneamente Casavola cominciava a  scrivere musica per il cinema. Esordì con ‘Sette giorni all’altro mondo’ di Mario Mattoli e finì nel 1954 con ‘Gioventù alla sbarra’ di Ferruccio Cerio. Complessivamente firmò una settantina di colonne sonore per altrettanti documentari e film dividendosi con disinvoltura tra commedia e genere drammatico. In mezzo, durante la seconda guerra mondiale, Casavola si dedicò all’opera drammatica componendo ‘Salammbo’, opera in quattro atti su libretto di Emidio Mucci (prima rappresentazione, Teatro dell’Opera di Roma ; prima replica, Teatro Petruzzelli). Francesco Casavola si distinse anche come teorico e critico musicale ; come tale firmò diversi articoli su settimanali e periodici. Una targa è stata apposta sulla facciata della sua casa natale. Ancora a Modugno una scuola media inferiore porta il suo nome.

Italo Interesse

 

 

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