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La taranta, il mondo che ora c’è, ora non c’è

 

Fino al 5 aprile 2021, seppure in termini assai meno ‘invalidanti’ che in passato, in Italia esisteva ancora la censura cinematografica. Ne fece le spese un film – ‘I tarantolati’, poi modificato ne ‘La sposa si San Paolo’ – girato interamente in Puglia nel 1990 da Gabriella Rosaleva (la pellicola è reperibile su Youtube). Il visto di censura, che portava il numero 90857, fu emesso solo sei anni dopo. Rititolato ‘Tarantula’, in film fu finalmente messo in circolazione il 13 maggio 1996. Incomprensibili le ragioni di tante difficoltà. Ambientato nel Seicento, ‘Tarantula’ racconta due viaggi paralleli, quello di Anna, una tarantata diretta a Galatina nella speranza di una grazia da parte di San Polo e quello di un Vescovo inviato da Roma proprio a Galatina per indagare su quella che si sospetta essere una pericolosa forma di paganesimo che ha attecchito in una “terra dannata”. Nel paesetto salentino Anna troverà la guarigione, mentre il tronfio prelato andrà incontro a una figuraccia: Si fa mordere pubblicamente dalla tarantola nell’idea di sbugiardare i nuovi pagani, ma a sua volta tarantolato, si ritrova a praticare la danza liberatoria insieme ad Anna per tre giorni e tre notti (l’episodio fa riferimento ad un fatto realmente accaduto e riportato da Ernesto de Martino nel suo ‘La terra del rimorso’. Ambientato nei territori di Manfredonia, Bari, Conversano, Polignano, Monopoli Fasano, Carovigno, Santa Maria di Cerrate, Melendugno, Melpignano e Otranto, il film della Rosaleva presenta una Puglia spopolata ed aspra, lontana dallo stereotipo paesaggistico. Con questa ambientazione scarna, irrorata da una luce ‘sporca’ (a firma di Renato Tafuri), ben si coniuga il lavoro degli interpreti, che appaiono pensosi, lontani, un po’ rigidi, affatto loquaci. Nei frequenti silenzi, nel gesto contenuto che ogni tanto si cristallizza in stasi dal forte richiamo pittorico, assume consistenza un’idea ‘riservata’, quasi pudica del tarantismo. Il misterioso fenomeno non viene ostentato, neanche in musica: le eccellenti composizioni di Carlo D’Angiò e Eugenio Bennato fuggono il luogo comune folclorico e con discrezione carezzano l’immagine di un angolo di mondo stralunato e dal fascino che inquieta. Pur fra qualche sfilacciatura e veniali ingenuità, ‘Tarantula’ dipinge con vigore ma senza esuberanza un mondo che ora c’è, ora non c’è. La percezione del mistero, come pure del possibile abbaglio, è materica, possente. Nell’insieme, Gabriella Rosaleva realizza una pellicola degna di rispetto, che non si torce davanti allo specchio. Quanto alle interpretazioni, emerge (solo) quella di Francesca Romana Pardi nel ruolo di Anna. Il soggetto è tratto da ‘Viaggio a Galatina’ di Caterina Durante, la quale collabora alla sceneggiatura con Antonella Grassi e la stessa Rosaleva.

 

Italo Interesse

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