A Tokio dieci atleti pugliesi
24 Giugno 2021
Povera sovrana, perse anche la “chiana” Puglia
24 Giugno 2021

La Torre d’Ofanto

A mezzo chilometro dalla foce dell’Ofanto, a nord di Barletta, in corrispondenza di una fiumara (le fiumare sono brevi corsi d’acqua dal letto largo e ciottoloso e che solo d’autunno e inverno si riempiono, talora anche impetuosamente) si leva un antichissimo fabbricato dalle volte a botte incrociate. Eretta nel 1568, Torre d’Ofanto faceva parte della grande cintura difensiva messa a punto dagli Spagnoli contro le scorrerie turche. Passato il tempo di quei depredatori, la torre venne voltata in faro. Una volta esaurita anche quella funzione, fu abbandonata al suo destino. Il risultato è oggi un edificio storico irriconoscibile : Già stravolta dall’aggiunta (arbitraria) di locali destinati a uso agricolo e che definire ‘rustici’ è un eufemismo, Torre d’Ofanto versa in condizioni pietose : le caditoie sono in gran parte crollate, mentre le rimanenti sono pericolanti ; il rivestimento esterno dei paramenti murari, costituito da conci di tufo risulta in più punti asportato ed eroso. Il degrado di Torre Ofanto si inserisce in un quadro di grave scempio ambientale. Sino a mezzo secolo fa una vasta zona umida avvolgeva la fortificazione. Quel patrimonio giace ora sotto le strade e i pilastri di Fiumara, una frazione di Barletta che si popola, durante il weekend e il periodo estivo (è anche una vivace stazione balneare). Del verde primigenio resta poca cosa, ovvero quanto si è potuto risparmiare con l’istituzione avvenuta nel 2003 dell’Area Naturale Protetta della Foce dell’Ofanto. Tornando alla torre, il suo vissuto storico si presenta affatto ricco. Non risulta sia mai stata attaccata. Tanto fa immaginare una pigra di vita di guarnigione, episodicamente rotta dalla necessità di allertare con colonne di fumo le torri adiacenti oppure di raccogliere da una di esse un segnale d’emergenza e trasmetterlo nell’opposta direzione. In generale era difficile che queste piccole ma ben fatte fortificazioni venissero assaltate. Cosa ci avrebbe guadagnato quella brava gente che veniva dal mare ? Non più che un barilotto di polvere da sparo, tre quattro archibugi e una riserva di palle di cannone. Troppo poco rispetto a quanto poteva offrire un indifeso casale nell’entroterra. Tra farina, sale, olio, animali da carne e da latte e, sopratutto, gente da rapire c’era di che diventare ricchi. E queste incursioni andavano a buon fine una volta su due. I Turchi – che godevano anche del fattore sorpresa – erano rapidi. Non lo erano invece nell’accorrere in difesa le truppe spagnole di stanza nei pochi presidi pugliesi. In definitiva, quella teoria di torri di segnalazione si rivelò utile solo a salvaguardare i grossi porti da sbarchi che, avvenendo in tratti di costa spopolati, spostavano sulla terraferma una minaccia attesa invece all’orizzonte dello Ionio o dell’Adriatico.

 

Italo Interesse

 

 

 219 total views,  1 views today

Condividi sui Social!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *