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La torre nascose il sole

Panni è un centro abitato del Subappennino Dauno popolato da meno di mille anime (prima della Grande Guerra i residenti assommavano a più di cinquemila). Il paesetto è a 801 metri di quota, in cima al Monte Sario. Nel punto più alto sono ancora in piedi i resti di una torre, unico avanzo di un castello la cui costruzione rimane di incerta attribuzione : i Normanni, Federico II, Pietro di Toledo, Vicerè di Napoli….? Fino al terremoto del 1732 tale torre, detta pure Rocca di Panni, si sviluppava su quattro piani e svettava a tredici metri. Questa costruzione è al centro di una gustosa storiella : Una volta intorno a Monte Sario sorgevano due centri abitati che da tempo immemorabile erano in insanabile contrasto. Quando la rivalità ebbe toccato l’acme, gli abitanti di uno dei due borghi salirono in cima al Monte Sario, dove edificarono una torre altissima. Avevano calcolato tutto : considerato il differente orientamento del borgo ostile, quella costruzione avrebbe per sempre nascosto il sole ai nemici. E così fu. Costretti a vivere a lume di candela 24 ore su 24, gli avversari misero mano alla loro vendetta. Poiché sapevano che gli altri non disponevano di campane con cui segnare le ore – tant’è che dovevano prestare orecchio al suono dei loro campanili per regolarsi – sostituirono i batacchi delle campane con i tutoli di pannocchie giganti. Così i rintocchi, ora sordi e percepibili solo a breve distanza, non raggiunsero più il borgo rivale. Insomma, gli uni restarono senza luce, gli altri senza tempo… Da dove può aver tratto origine questa leggenda? Di borghi rivali e incaponiti a farsi la guerra sino a smarrire la ragione è piena la Storia. E’ possibile che, con le opportune varianti, l’archetipo di questa storiella appartenga a più di un paesino, anche fuori dei confini pugliesi, anche fuori di quelli italiani. Inutile cercare intorno a Monte Sario due località che per posizione geografica ricordino i due borghi in attrito di cui prima. Ma questi racconti nascondono sempre un fondo di verità. Specie se si accetta di collocare questo esercizio cervellotico e infantile del dispetto all’interno di una dimensione geografica più contenuta, come una contrada, un rione… anche una via. Chissà ai tempi della Panni romana : Due fazioni di differente origine etnica costrette a vivere fianco a fianco, una coabitazione via via sempre meno tollerabile e che alimenta il desiderio di mettere mano ad asce e forconi e farla finita una volta per tutte. Ma l’occhiuta autorità romana vigila, spegne ogni scintilla. Ai contendenti non resta allora che l’arma del gesto innocente ma che nasconde il sarcasmo, l’ironia feroce. Un gioco che procede al rialzo, che offende il buon senso e che più avanti offre il destro a spiriti arguti per intessere racconti ameni.

 

Italo Interesse

 

 

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