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La trappola d’acciaio

La recente tragedia del sottomarino indonesiano, che ora giace spezzato in tre monconi a 850 metri di profondità a 100 km a nord di Bali, ha toccato tutti. Il mondo piange cinquantatré uomini. L’invadente sollecitudine dei media riesce a farci percepire la tragedia ben più prossima dei quattromila chilometri che ci separano da quell’angolo di mondo. Ma c’è stato un tempo in cui tragedie analoghe, quantunque occorse nelle acque di casa nostra, destavano assai meno sensazione. Dal 18 marzo 1942 un sommergibile italiano, il Tricheco, giace col suo carico di caduti (trentotto uomini) a una profondità fra 72 e 80 metri nelle acque di Brindisi. Quel braccio di mare è accuratamente scansato da pescatori. La tradizionale scaramanzia della gente di mare è qui acuita dal fatto che il Tricheco fu il più sfortunato sommergibile della storia della Regia Marina. Già all’atto del varo, avvenuto nel 1930, il Tricheco ebbe danni alla prua.  L’anno dopo si scontrò con un peschereccio, nel ’33 ebbe un incendio a bordo, nel ’34 fracassò un periscopio contro una gru nel porto di La Spezia. Con l’entrata in guerra l’unità si ‘distinse’ silurando per errore un altro sommergibile italiano, il Gemma, che andò a fondo con una trentina di uomini. Il calvario del Tricheco si concluse alle 17,30 del 18 marzo ’42, quando attaccato dal sommergibile britannico Upholder s’inabissò a due miglia da Brindisi ; nella tragedia si salvarono solo in undici. Perché tanto accanirsi della sorte contro il Tricheco? La storia della marina, civile o militare, contempla numerosi casi di navi ‘iellate’. Per esempio l’Himenoa, una nave da carico scozzese varata nel 1892 : Secondo i marinai che vi lavorarono le sue sventure nacquero dall’aver trasportato nel viaggio inaugurale un carico di ghiaia e pietrisco proveniente da un vecchio cimitero di Londra… Ancora più drammatica fu la vita del Great Eastern, un grande piroscafo della metà dell’Ottocento : durante la sua costruzione due operai scomparvero ; quando la nave trentuno anni dopo venne demolita, negli scompartimenti stagni furono rinvenuti due scheletri… Venendo ai giorni nostri – i primi anni cinquanta – i guai della John N.Cobb e del Calpean Star, rispettivamente una nave da ricerca e un mercantile, sarebbero cominciati con l’uccisione avvenuta a bordo di due albatros…  E’ il caso di ricordare che nel suo ‘La ballata del vecchio marinaio’, Samuel Coleridge, poeta inglese nato nel 1772, riprende un’antica superstizione ancora oggi radicata fra la gente di mare e per la quale abbattere un albatro non può che portar male alla nave o all’equipaggio o a entrambi. – Nell’immagine un fotogramma di ‘Das Boot’, la fiction tedesca sulla storia dell’immaginario U-Boot 96 tratta dall’omonimo romanzo di Lothar-Günther Buchheim.

Italo Interesse

 

 

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