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“La Traslazione delle ossa di San Nicola? L’evento fondante della città di Bari”

Padre Gerardo Cioffari, direttore del Centro Studi Nicolaiani

“La Traslazione delle ossa di San Nicola? L’ evento fondante della città di Bari”: lo dice in questa intervista che ci ha concesso, in occasione del triduo popolar- religioso, in onore del Santo Patrono, padre Gerardo Cioffari, domenicano e sicuramente il più autorevole studioso del santo. Padre Gerardo Cioffari dirige il Centro Studi Nicolaiani.

Padre Cioffari, inizia la tre giorni in onore del santo, ma certamente il culmine è il 9 con la estrazione della manna e la rievocazione della traslazione delle ossa di Nicola, tanto che a celebrare la messa assieme al vescovo di Bari Bitonto Monsignor Giuseppe Satriano e al Rettore padre Giovanni Distante, ci sarà il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme, quasi a sottolineare il valore ecumenico di San Nicola…

“In effetti, la Traslazione delle Ossa del santo, dovrebbe essere o costituire l’elemento fondante della storia di Bari e della città, perché grazie all’arrivo di quelle ossa, Bari invertì la rotta e si riprese da una pericolosa decadenza religiosa, culturale, sociale ed economica”.

Ci spieghi il motivo…

“Roberto il Guiscardo, normanno, decise di vendicarsi contro Bari e i baresi amanti e simpatizzanti dei bizantini. Bari era stata sotto la loro dominazione e mise una marea di tasse e di imposte, ragion per cui la città cominciò ad andare a fondo economicamente. Inoltre spostò il baricentro politico a Palermo e Bari divenne provincia”.

E come arrivò la svolta?

“Fu una idea geniale dell’abate Elia e degli stessi commercianti baresi. Nel Medio Evo del resto, non era così netta la distinzione tra religione e vita laica, anzi vi era una certa assimilazione. L’ abate Elia e i commercianti baresi si resero conto che solo trafugando da Mira in Turchia le reliquie di un santo famoso, portandole a Bari ed erigendo una chiesa di prestigio, avrebbero potuto rialzare le sorti della città e così fu. A quei tempi e sino ad oggi, le reliquie hanno rappresentato un flusso costante di pellegrini, quello che chiameremmo turismo religioso e grazie alla presenza delle ossa di Nicola in Basilica, Bari riuscì a riprendersi commercialmente. Insomma, la traslazione fu certamente evento religioso, ma dettato in origine da motivazioni politiche e commerciali. Quelle ossa ebbero un effetto benefico per Bari”.

Un furto religioso, con finalità economiche…

“Diciamo così, penso sia corretto. La costruzione della Basilica attuale è risultato un motivo di rilancio per Bari sotto tutti i punti di vista”.

Veniamo ad oggi. Secondo lei Nicola è davvero amato a Bari?

“Sicuramente il rapporto tra Nicola e Bari è forte, ma non come una volta. In genere Nicola accusa qualche battuta a vuoto in Italia e all’ estero anche, esclusa la Russia. Fa parte e non dobbiamo meravigliarci dell’attuale momento di crisi dei valori religiosi, della caduta del senso del sacro e pertanto possiamo parlare di normalità. Tutta la religione oggi, mi riferisco al cattolicesimo, vive un momento di stanchezza. In quanto a Nicola, ripetendo che per i baresi è importante, spesso viene ridotto ingiustamente a fenomeno turistico, sociale e viene usato sia economicamente che politicamente”.

Nicola è considerato intransigente dal punto di vista dottrinale…

“Una sciocchezza che nasce da una iconografia infedele, come il famoso schiaffo ad Ario mai dato al Concilio di Nicea. Nicola, al contrario era mite e misericordioso, per moti aspetti ricorda San Martino che è diventato famoso per aver diviso il suo mantello col povero. Nicola ad esempio diede le monete di oro alle vergini per evitare loro la prostituzione”.

Perché è molto famoso e amato in Russia?

“In Russia e lo abbiamo visto in occasione della traslazione recente della reliquia della costola, Nicola è amatissimo, probabilmente il santo più popolare. E’ considerato il santo del popolo, della povera gente e protettore”.

Perché?

“L’amore col popolo russo nasce da una leggenda poco conosciuta, ma presente nella cultura popolare e agricola russa. Parlo del carretto trainato da San Nicola e San Cassiano. Quel carretto si impantanò nel fango. Mentre Nicola si sporcò le mani per liberare il carretto dal fango nel quale affondava, San Cassiano se ne guardò bene. La differenza tra i due è questa. Cassiano rappresenta il dotto teologo, poco propenso a sporcarsi le mani, Nicola al contrario, si immedesima nelle problematiche della gente e non esita a macchiarsi di fango pur di salvare il carretto che rappresenta la Chiesa e la umanità”.

Bruno Volpe

 

 


Pubblicato il 7 Maggio 2024

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