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La tratta dei menhir

A proposito di menhir gli studiosi concordano solo su una cosa: le pietre fitte tutto erano meno che comuni segnali di confine. Lo stesso risultato avrebbe potuto essere più comodamente raggiunto con cippi o pietre miliari. Smontata la tesi più banale, resta vasto il ventaglio delle possibilità. Stiamo parlando di primordiali meridiane o di primordiali calendari astronomici con cui calcolare equinozi e solstizi a scopi agricoli ? Altri studiosi individuano nei menhir monumenti dedicati al culto della Terra madre, di cui volevano sollecitare la fertilità attraverso simbologie falliche. C’è poi chi pensa a strumenti pensati per convogliare l’energia solare o dell’universo. Non si escludono segnalatori di epicentri geomagnetici. In questo caso i menhir andrebbero tutt’ora a captare energia ‘sottile’ presente nel sottosuolo e della quale i primitivi si ‘impregnavano’ a scopo propiziatorio. Chissà invece che i menhir non svolgessero una funzione celebrativa : ricordare un evento o segnalare il luogo di sepoltura di un re… In tanta incertezza si può solo inventariare i menhir. L’ultimo censimento ne enumera settantanove in Puglia. Ancora in età romana erano almeno mille. Che fine hanno fatto ? Lo scempio cominciò nel 435, col l’editto di Teodosio II che condannava il culto delle pietre. Più avanti Carlo Magno si mosse nella stessa direzione. Il resto lo fecero i contadini : quanti menhir distrutti per non ostacolare l’attività agricola, quanti menhir inglobati in muri a secco e costruzioni. Alcune pietre fitte sono state anche adoperate nei porti come bitte, le basse e robuste colonne infisse nelle banchine dei moli per avvolgervi cavi di ormeggio. Poi finalmente si prese coscienza del valore di questi manufatti preistorici e l’Autorità intimò lo stop ad ogni abuso. Allora cominciarono i furti, specialmente in Terra d’Otranto, dove si raccoglie la maggior parte di questi monumenti. E nessuno che vede, che parla. Una cosa strana. Perché per ‘estirpare’ e portar via un megalite anche alto appena un metro e mezzo non basta la forza di un operaio armato di pala e piccone ; né per il trasporto è sufficiente un tre ruote. Servono più uomini e mezzi imponenti (pale meccaniche, bulldozer, ‘muletti’…), ovvero risorse che producono rumore, che hanno bisogno della luce del giorno e anche di tempo per essere messe a frutto. Risorse naturalmente ‘vistose’ ma il cui impiego passa inspiegabilmente inosservato. Furti su commissione, inseriti all’interno di un fiorente mercato clandestino della pietra. Rubano anche le chianche delle aie, i chianconi dei muretti a secco, i lavatoi scolpiti a mano… Deportate’ all’interno di lussuose ville di campagna, queste rocce meravigliose sono destinate a ornare prati all’inglese, ad arricchire laghetti artificiali, a far risaltare un cespuglio fiorito, una pianta di fico d’India… Valle a riconoscere. Le pietre non hanno un codice a barre o un numero di matricola e persino una cosa vistosa come un menhir quando adagiata al suolo in presenza di un dislivello del terreno può essere fatta passare per uno scalino naturale.

Italo Interesse

 

 

 

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