Cultura e Spettacoli

La Traviata, quel tempo indissolubile dell’anima

Al Petruzzelli in scena l’opera simbolo di Verdi, in un allestimento che unisce tradizione e visione contemporanea

«La Traviata è forse l’opera più sinceramente umana che sia mai stata scritta»: così Julian Budden sintetizzava la forza di un capolavoro capace, ancora oggi, di rinnovarsi a ogni ritorno in scena. Torna dunque La traviata, vertice del teatro di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave tratto da La signora delle camelie, all’interno della stagione dell’Ente Lirico barese al Teatro Petruzzelli.

La prima è fissata per sabato 18 aprile alle 20.30, seguita da sei repliche, fino al 26 aprile. Biglietti esauriti, segno di un’attesa che conferma l’estremo interesse per questo titolo nel repertorio operistico. Sul podio dell’Orchestra del Petruzzelli sale Jordi Bernàcer, mentre il Coro, preparato da Marco Medved, al suo ultimo impegno prima dell’approdo alla Deutsche Oper Berlin, contribuisce alla tessitura drammaturgica di un’opera che affida alla coralità un ruolo tanto mondano quanto tragicamente ironico. Completa il quadro scenico il Corpo di Ballo dell’Opera di Roma.

La regia porta la firma di Sofia Coppola, al suo primo e finora unico confronto con il melodramma, in una produzione nata nel 2016 per l’Opera di Roma da un’idea di Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti. È un progetto che intreccia linguaggi diversi, dove il cinema incontra l’opera e l’alta moda si traduce in drammaturgia visiva. I costumi, firmati da Valentino con Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli, dialogano con le scene di Nathan Crowley e le luci di Vinicio Cheli. I video di Officine K e le coreografie di Stéphane Phavorin completano un impianto di grande raffinatezza.

Dal punto di vista musicale, l’opera rappresenta uno dei momenti più avanzati della drammaturgia verdiana: articolata in tre atti, essa rompe progressivamente con le convenzioni del melodramma ottocentesco tradizionale, fondendo numeri chiusi e continuità teatrale. La scrittura vocale di Violetta Valéry è tra le più complesse del repertorio sopranile, richiedendo una straordinaria versatilità: dai brillanti cromatismi del primo atto (emblematica nella cabaletta “Sempre libera” ) al lirismo intimo e dolente del secondo, fino alla rarefazione quasi parlata dell’atto finale.

Anche la costruzione tematica rivela un’attenzione nuova al dato psicologico: motivi ricorrenti e cellule melodiche accompagnano l’evoluzione interiore dei personaggi, mentre l’orchestrazione si fa via via più spoglia, aderendo al progressivo spegnersi della protagonista, segnata dalla tubercolosi. Nel doppio cast, Violetta Valéry è interpretata da Federica Guida e Diana Alexe, Alfredo Germont da Stefan Pop e Tigran Melkonyan, Giorgio Germont da Andrzej Filonczyk e Min Kim.

Accanto a loro Anna Pennisi (Flora Bervoix), Betty Makharinsky (Annina), Oronzo D’Urso (Gastone), Yisae Choi (il Barone Douphol), Domenico Apollonio (il Marchese d’Obigny), Francesco Milanese (il Dottor Grenvil), Prisco Blasi (Giuseppe), Antonio Muserra (un commissionario) e Pasquale Arcamone (un domestico di Flora). A precedere il debutto si è svoltoa, nel foyer del teatro, la conversazione del musicologo Giovanni Bietti: « Se La traviata continua a interrogare lo spettatore sul rapporto tra individuo e società, tra sentimento e convenzione, il dramma di Violetta si rinnova ancora una volta, ed è proprio nel fluire della rappresentazione che si compie quella rinnovata immersione emotiva, tra l’impeto giovanile di Alfredo, la fragile luminosità della protagonista e l’eco di un passato che si dissolve nelle sue illusioni ». Sospesa tra spettacolo e verità interiore, l’opera resta dunque, ancora oggi, uno dei ritratti più intensi e moderni del teatro musicale di tutti i tempi.

Rossella Cea


Pubblicato il 15 Aprile 2026

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