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La truffa dell’attività intramoenia: “Va abolita per il bene della collettività”

“L’attività professionale d’intramoenia ed extramoenia va abolita senza se e senza ma. Sarebbe un superamento dell’attuale sistema che contribuirebbe a riportare la meritocrazia tra gli addetti ai lavori, la giustizia sociale tra i cittadini e la valorizzazione della sanità pubblica”, attacca subito il consigliere del Movimento 5Stelle Mario Conca, che torna a chiedere al Presidente regionale, nonché assessore alla Salute Michele Emiliano di schierarsi contro la libera professione per i medici del Sistema Sanitario Nazionale, come già fatto con una mozione presentata nel 2016 e bocciata in aula. Bisogna dire subito che la libera professione intramuraria chiamata anche “intramoenia” si riferisce in pratica alle prestazioni erogate al di fuori del normale orario di lavoro dai medici di un ospedale. I quali utilizzano le strutture ambulatoriali e diagnostiche dell’ospedale stesso a fronte del pagamento da parte del paziente di una tariffa: il medico è tenuto però al rilascio di regolare fattura e la spesa, come tutte le spese sanitarie, è detraibile dalle imposte. Per completezza occorre anche sapere che le prestazioni intramoenia sono generalmente le stesse che il medico deve erogare, sulla base del suo contratto di lavoro con il Servizio Sanitario Nazionale, attraverso la normale operatività come medico ospedaliero. Le prestazioni erogate in regime di intramoenia garantiscono al cittadino la possibilità di scegliere il medico a cui rivolgersi per una prestazione. Eppure Conca ha chiesto a Emiliano di rivedere la propria posizione per <<….il bene della collettività, facendosi portavoce di questa istanza a livello nazionale. L’attività professionale di intramoenia e di extramoenia esercitata dei medici del SSN è oramai una palese stortura prevista dal nostro ordinamento e il fatto che si abusi dell’Alpi è testimoniato dai numeri delle Aziende Sanitarie Locali e dalle indagini avviate dai Nas e dalle direzioni generali>>. E per farsi capire meglio, il consigliere pugliese ricoree a numeri e dati: le prestazioni sanitarie istituzionali relative all’anno 2017 della Asl Bari sono state 7,3 milioni – spiega Conca –  mentre allo stesso periodo quelle passate dal CUP Alpi sono state solo 74 mila, circa l’1%. Conclusione? <<Sono contento che finalmente anche il consigliere Amati si sia accorto del problema e preveda nella sua proposta di legge per abbattere le liste d’attesa, gli stessi emendamenti che avevo presentato al Bilancio di Previsione 2018  e che sono stati bocciati dalla sua stessa maggioranza>>. “È evidente – continua il pentastellato – che la stragrande maggioranza delle visite specialistiche bypassano il Centro Unico di Prenotazione dedicato e passano direttamente dai dirigenti medici. Senza voler generalizzare, oltre al peculato, contestato qualche giorno fa ai trentotto medici sui sessanta attenzionati al “Vito Fazzi”, il principale nosocomio di Lecce, ci sarebbe da contestare la truffa per il ‘nero’ dilagante. I medici devono scegliere se lavorare nel pubblico o nel privato, non possono continuare a fare concorrenza al datore di lavoro pubblico e ad avere possibilità in più rispetto ai colleghi che non sono alle dipendenze del sistema sanitario regionale e non possono gestire sale operatorie e corsie ospedaliere. È facile diventare gettonati e bravi quando si possono far passare avanti i propri pazienti, mentre tutti gli altri, verosimilmente, non saranno mai chiamati per un’ernia ad esempio. Un medico – conclude – deve decidere dove lavorare, la commistione fa male alla nostra salute”. Più chiaro di così….

 

 

Francesco De Martino

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