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“La variante omicron si va endemizzando con forme simili al raffreddore”

Il virus Covid 19 e in particolare la variante omicron si va endemizzando con forme simili al raffreddore. Ne è convinta, e lo dice in questa intervista che ci ha concesso, la professoressa Danila Devito, docente alla facoltà Moro di Bari, virologa di grande prestigio ed esperienza

 Variante omicron: quali le sue caratteristiche?

“Dall’inizio della pandemia oltre al ceppo Wuhan sono state isolate nel mondo cinque varianti definite VOC (variant of concern) dall’OMS ed identificate con lettere dell’alfabeto greco. Tre di queste ( Alfa, Beta e Gamma ) sono scomparse dallo scenario epidemiologico europeo e mondiale già dalla primavera del 2021 , mentre ad oggi continuano a circolare la variante Delta e più recentemente la variante Omicron. Quest’ultima è stata isolata per la prima volta in Botswana l’11 novembre ed il 26 novembre è stata designata dall’OMS lignaggio B.1.1.529. con il nome di variante Omicron.

Ricerche eseguite immediatamente in Giappone sul tessuto polmonare di cavie hanno dimostrato che la variante Omicron, a differenza della Delta, non è in grado di causare effetti patogeni su questo tessuto, probabilmente a causa della mancanza del gene S.

Il difetto di questo gene S viene appunto sfruttato dai test in uso per differenziare le due varianti.

Da un punto di vista epidemiologico l’Omicron si diffonde molto più rapidamente del Delta ed ha raggiunto la contagiosità del virus del morbillo ( 1 infetto può arrivare a contagiare 10 persone suscettibili che ne vengano a contatto), mentre  da un punto di vista clinico si differenzia da tutte le altre varianti per la totale assenza della anosmia e della ageusia.

I più frequenti segni clinici dell’Omicron sono legati alla moltiplicazione del virus nell’oro-faringe : raffreddore, mal di gola , debolezza e dolori muscolari accompagnati a volte dalla febbre. Manca il distress respiratorio perché il virus non è in grado di moltiplicarsi nelle vie basse respiratorie. Non sbagliano quindi molti virologi   quando dicono che la malattia si sta “raffreddorizzando”, in pratica il Covid si sta trasformando da malattia pandemica a malattia endemica e come l’influenza  la sua riaccensione epidemica avviene nella stagione fredda. L’innalzamento delle curve dei contagi che si è avuta prima nei paesi europei più freddi  e successivamente  nei paesi del Sud-Europa ne sono la dimostrazione. Studi effettuati in Regno Unito, in cui l’ Omicron rappresenta ormai la variante predominante, parlano di una riduzione dei ricoveri nelle  unità di terapia intensiva  dal 30 al 45% e di una riduzione degli accessi in ospedale del 60-70% rispetto alla variante delta.

In Italia nel periodo  dal 5 dicembre al 25 dicembre stiamo assistendo ad un raddoppio dei casi ogni 2-3 gg ed indagini effettuate con il coordinamento del’ISS  hanno isolato la variante Omicron  nel 30% circa dei campioni  reflui”.

 

 Come curarla?

“Non bisogna dimenticare che la malattia potrebbe avere una evoluzione grave nei soggetti immunocompromessi per età, per patologie concomitanti o per terapie in corso che vadano a sopprimere o ridurre la risposta immunitaria, per cui la vaccinazione rimane uno degli strumenti di prevenzione più efficaci. Studi effettuati sempre in Regno Unito dimostrano che dopo la terza somministrazione o dopo il booster (richiamo)con i vaccini Pfizer e Moderna la capacità di risposta all’Omicron torna a livelli di efficacia del 70% .

Negli ultimi tempi abbiamo a disposizione anche delle terapie farmacologiche: le associazioni di anticorpi monoclonali disponibili già dal febbraio del 2021 a cui si sono aggiunti il Remdesevir della Gilead e recentemente il Molnupiravir della Merck.
Il Remdesevir viene somministrato per via endovenosa per un trattamento di tre gg e può essere utilizzato fino a 7 gg dall’inizio della sintomatologia, il Molnupiravir viene somministrato per bocca con un  trattamento che dura 5 giorni e può essere utilizzato fino a 5 gg dall’inizio dei sintomi. Entrambi i farmaci, pur con meccanismi di azione differenti,  sono indicati per evitare la ospedalizzazione di forme di Covid medio-gravi in pazienti ad alto rischio, e sono già stati utilizzati anche nella nostra Regione”.

 

Dati alla mano la situazione è preoccupante in Puglia?

Gli ultimi dati epidemiologici vedono la Puglia con parametri vicini al passaggio in zona gialla, infatti il tasso di occupazione degli ospedali  è aumentato al 14% per l’area medica, mentre resta costante  all’ 8% il tasso di occupazione delle intensive. Il tasso settimanale si attesta a 660 casi per 100mila abitanti , con una incidenza del 15.4% dei positivi sui  test eseguiti . Si tratta comunque di dati epidemiologici molto differenti rispetto al 2020: il numero dei casi complessivi è molto superiore rispetto a quello del dicembre 2020, a fronte di una netta diminuzione del tasso di occupazione delle terapie intensive e dei tassi di letalità che sono passati dal 12% dell’aprile 2020 al 3.6% nel dicembre 2020 sino al 2.5% nel dicembre 2021.( dati forniti da ECDC , Centro Europeo per la prevenzione ed il controllo delle malattie)

Va comunque sottolineato che molti dei ricoveri sono oggi legati alla variante Delta ed interessano essenzialmente le persone non vaccinate. Se si riuscisse a raggiungere la popolazione dei 5 milioni di non vaccinati offrendo tipologie vaccinali differenti, come i vaccini recentemente approvati dall’EMA, si ridurrebbe notevolmente l’impatto della malattia sui ricoveri in ospedale”.

 Vaccinare i bambini è prassi corretta?
Le fasce di età infantili e giovanili sono sempre più interessate dal contagio da parte delle varianti Delta ed Omicron tanto che in quest’ultima settimana il report dell’ISS evidenzia un aumento della incidenza nelle fasce di età 5-11 e 16-19 anni. Si stima che attualmente il 27 % dei contagi riguardi appunto la fascia under 20 anni nonostante la chiusura delle scuole per le festività natalizie.

Ed anche se la malattia si manifesta in queste fasce di età con scarse manifestazioni sintomatologiche occorre comunque fare attenzione ai bambini ed ai giovani che presentano  condizioni patologiche preesistenti , che potrebbero rappresentare fattore di rischio per la ingravescenza della malattia.  Va anche posta molta attenzione quando a manifestare i sintomi dell’infezione sono i bambini con meno di un anno.

In linea generale oltre alla necessità di proteggere i bambini ed i giovani con gravi malattie preesistenti la estensione della vaccinazione anche alle fasce infantili e giovanili permette loro di affrontare l’anno scolastico in tranquillità evitando il rischio di isolamento dai coetanei e di studiare in Dad.”

 E’ utile la corsa al tampone?

“Durante le festività natalizie migliaia di persone si sono sottoposte ai test rapidi prima di riunirsi a tavola con parenti ed amici, come biasimare chi si è sottoposto al test prima di andare a trovare i nonni, sapendo giustamente che anche i vaccinati potrebbero infettare? Passate le festività la situazione sta comunque rientrando nella normalità . A proposito della diagnostica occorre sottolineare che tutti i paesi europei puntano oggi sui test antigenici di ultima generazione anche nei soggetti con sintomatologia riconducibile al Covid, in questo caso si ricorda di effettuarlo almeno 72h dopo l’inizio della sintomatologia con un prelievo dall’ oro-faringe per evidenziare la presenza dell’Omicron. Inoltre unitamente a quelli molecolari sono indicati per permettere la fine  del periodo di isolamento”.

Bruno Volpe

 

 

 

 

 

 

 

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