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La vera novità per i prossimi amministratori di quartiere è l’azzeramento degli emolumenti

Per i presidenti e consiglieri di Municipio niente più compensi come in passato

La consigliatura che si aprirà al Comune di Bari con gli eletti di sabato e domenica scorsa, il cui elenco – come è noto – potrà essere completato solo dopo l’elezione del Primo cittadino, che avverrà con il voto del turno di ballottaggio del 23 e 24 giugno prossimo, presenterà una novità importante per i neo eletti nei consigli dei cinque Municipi cittadini di decentramento comunale. La novità riguarderà innanzitutto il trattamento economico riservato ai presidenti ed ai consiglieri di dette mini-assemblee, che non potrà più essere quello applicato finora ai loro predecessori, che – come è noto – hanno goduto di un trattamento a dir poco scandaloso, sia per le reali competenze ad essi effettivamente riservate e, quindi, per il ruolo da questi svolto, sia per le concrete responsabilità in capo ai presidenti e consiglieri dei cinque Municipi baresi. Ossia di organi interni al Comune, quindi senza personalità giuridica, la cui funzione a Bari è quasi esclusivamente consultiva (e neppure vincolante per l’Amministrazione centrale!) e di proposta, che – come i 43 anni di storia barese già trascorsi del decentramento insegnano – è stata spesso anche disattesa, in quanto i vertici politici comunali o sono stati incuranti dei pareri e delle proposte provenienti dalle mini-assemblee di quartiere, oppure li hanno soventemente disattesi. La novità per questi organi politici, considerati ormai di fatto inutili, ma che nessuna forza politica comunale ha finora messo in discussione, quasi sicuramente per ragioni di consenso elettorale spicciolo, legato ai voti di preferenza che i soggetti politici impegnati sul territorio con la candidatura ai mini consigli di quartiere possono trascinare ai rispettivi candidati al Comune con cui sono collegati alle elezioni amministrative. In altri termini, l’unico vero interesse per il quale da 43 anni sono tenuti in vita tali organi politici interni al Comune è quello di avere delle “poltroncine” su cui far accomodare i “portatori d’acqua” alle elezioni per tutti gli aspiranti ad un seggio nell’aula “Dalfino”. Ma la funzione svolta dagli istituti di decentramento comunale barese (nove Circoscrizioni prima, fino al 2014, e cinque Municipio dopo) non è stato solo di natura politico-elettoralistica, in quanto tutte le Amministrazioni comunali succedutesi dal 1981 (anno di introduzione a Bari del decentramento con organi elettivi) hanno aggiunto ad essa anche un’altra, non certo meno importante per il livello centrale del Comune capoluogo. Ovvero quella di utilizzare gli organi politici di quartiere, soprattutto quelli delle periferie, vedi i quartieri San Paolo-Stanic, Palese e Santo Spirito, Carbonara-Ceglie e Loseto, Japigia e Torre a Mare, come dei “parafulmine” su cui scaricare nell’immediato ed in maniera ingannevole tutte le inadempienze degli amministratori centrali (sindaco ed assessori), nei confronti dei cittadini di tali realtà territoriali periferiche. Però, se tali funzioni utili solo alla politica fino al 1999 avevano avuto un costo per la collettività quasi irrisorio e, quindi, quasi eticamente e moralmente accettabile, dai primi anni del Duemila sono divenuti consistenti e scandalosi (almeno a Bari!), in quanto i costi dei politici impegnati negli organi di quartiere sono divenuti paragonabili (o addirittura superiori!) a quelli degli amministratori dei Comuni di fascia “C”, ossia di realtà comunali con popolazione fino a 100mila abitanti. Costi che per gli odierni cinque Municipi baresi sono stati finora aberranti, considerato quanto innanzi rilevato per detti organi di quartiere, oltre che gravosi per un Comune come Bari di circa 320mila abitanti. Ora, però, la novità per detti istituti comunali inutili è quella introdotta dal governo Meloni con la norma introdotta nella legge n. 38 del 25 marzo scorso che ha azzerato i compensi agli amministratori di quartiere (presidenti e consiglieri di Municipio), salvo la possibilità del riconoscimento, ma in maniera molto ridotta rispetto al passato, di un emolumento da determinarsi da parte del Viminale con un decreto attuativo della nuova legge, che deve però tenere conto dell’effettiva attività di gestione svolta da tali organi di decentramento comunale. Un’attività che a Bari – come è noto – per i cinque Municipi è praticamente pari a zero.

 

 

Giuseppe Palella


Pubblicato il 14 Giugno 2024

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