Cronaca

“La vita del sacerdote è come quella di un atleta, fatta di tante vittorie e di qualche piccola sconfitta”

Padre Giovanni Distante celebra il sei luglio 50 anni di sacerdozio

Padre Giovanni Distante, Rettore della Basilica di San Nicola e Priore, celebra il sei luglio 50 anni di sacerdozio, il Giubileo ecclesiale per eccellenza, una tappa di vita importante che  premia la correttezza, la preparazione, l’ attenzione pastorale di questo uomo di Dio. Il Quotidiano di Bari lo ha intervistato

 

Che cosa prova, Padre Distante?

 

“Provo immensa gioia ed esprimo profonda gratitudine al Signore che mi ha scelto e chiamato al servizio del sacerdozio ministeriale. Come Frate dell’Ordine dei Predicatori celebrerò questo giubileo in piena comunione con la Chiesa di Bari-Bitonto, dove ho trascorso gran parte del mio ministero. Il più caro e affettuoso pensiero va ai miei genitori e ai miei formatori: sono stati loro che mi hanno insegnato che l’amore di Dio e del prossimo sono inseparabili”.

 

Un traguardo o una partenza?

“La vita del sacerdote è come quella di un atleta, fatta di tante vittorie e di qualche piccola momentanea sconfitta, ma entrambe frutto di una impegnativa competizione sportiva. Sin dal giorno della mia ordinazione ho scelto come “tutor” San Paolo, sperando di poter fare mio il suo motto: “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede” (2 Timoteo 4, 7)”.

Ricorda la sua vocazione.?

Sono entrato giovanissimo nell’Ordine dei Frati Predicatori. È stata una suora a farmi innamorare del carisma domenicano e del suo dato essenziale: la predicazione della Parola trova origine nella contemplazione, fatta di continua preghiera e studio”.

Hai mai avuto momenti di dubbio?

“Certamente. E non pochi. Grazie a Dio ho incontrato sul mio cammino guide che hanno saputo indicarmi quale giusto sentiero intraprendere in un percorso di vita”.

Che significa essere domenicano o predicatore?

“Il domenicano è innanzitutto un “frate”, che insieme ad altri “frati” vive la vita “comune fraterna”: pregare, studiare, predicare insieme. Questo carattere comunitario della nostra vita, libera da ogni individualismo e ci rende insieme “frati predicatori””.

50 anni: un esempio nel tempo delle poche vocazioni

“È vero, il nostro è il “tempo delle poche vocazioni”. Più che di crisi delle vocazioni sacerdotali, bisognerebbe parlare di crisi “numerica” delle vocazioni. Grazie a Dio, anche se poche, ne abbiamo ancora di vocazioni. Il Signore continua a chiamare in una società che si rinnova. Se si rinnova la società, vanno necessariamente rinnovate e in profondità anche le modalità dell’annuncio evangelico. È l’attuale diminuzione delle vocazioni che richiede questo rinnovamento della promozione vocazionale”.

Essere priore della Basilica di San Nicola: peso, responsabilità o privilegio.

“La duplice responsabilità di priore della Comunità dei Frati e Rettore della Basilica di San Nicola non permette di assumere oneri oltre la propria reale capacità di servizio. Quando si pratica la sussidiarietà, ovvero la pratica di ascoltare e coinvolgere i propri collaboratori, il peso della responsabilità si alleggerisce e diventa un privilegio usufruire dei benefici di un servizio reso per il bene della Chiesa e a favore dell’umanità”.

Importanza della Basilica e di San Nicola per il dialogo, via di pace.

“La vita e le opere di San Nicola insegnano che in tempi di tensioni dottrinali, di conflitti e disordini sociali, la nostra fede in Cristo va vissuta in sintonia con i valori di giustizia, solidarietà, dialogo, fraternità, unità, pace. La Basilica di San Nicola si rivela, pertanto, il luogo giusto per camminare in sintonia con i giusti valori”.

 

Il suo ricordo più bello

“Forse non è il più bello, ma ho un bel ricordo di un incontro avvenuto in una notte d’estate al pronto soccorso dell’ospedale di una rinomata città di mare, dove avevamo portato d’urgenza una nostra amica. In sala d’attesa fui avvicinato da un giovane che stava vivendo un rapporto conflittuale con il proprio padre. Allontanatosi da casa, aveva iniziato a fare uso di stupefacenti. Il nostro lungo dialogo, come nella parabola del figliol prodigo, svelò in lui la necessità del pentimento, di ritornare a casa e chiedere perdono al padre, di aprire una nuova pagina nella sua vita”.

Bruno Volpe

 


Pubblicato il 5 Luglio 2024

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