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La voce libera di Eleonora Magnifico per il Tdor

 

Il TDoR è una giornata internazionale della memoria transgender. Dal 20 novembre 1999 si celebra ogni anno per ricordare tutte le vittime della transfobia ed è stata ideata da Gwendolyn Ann Smith attraverso una fiaccolata organizzata via web, “Remembering Our Dead“, per ricordare Rita Hester uccisa nel 1998. Da anni celebrato a Bari, tra performance, seminari, letture e manifestazioni, quest’anno avrà spazio solo sul web, dove non mancheranno i contenuti nel tentativo di conservarne le memorie. A non perdere l’occasione per lanciare messaggi d’amore e appelli alle istituzioni, è l’artista transessuale e attivista pugliese Eleonora Magnifico, storica icona della comunità LGBTQI+.

Ciao Eleonora, come è iniziato il tuo percorso artistico?

“Mia madre dice che ho sempre avuto un istinto naturale per la musica e lo show in genere. A scuola, durante le lezioni di musica, nonostante mi nascondessi per timidezza, si accorsero della mia voce: imbarazzo per me ma applausi delle compagne e compagni. Poi da lì la passione mi ha presa totalmente, per me cantare è una necessità. Il mio percorso artistico vero l’ho scelto in adolescenza seguendo l’ istinto e affinando la tecnica con lo studio e l’esperienza. Ho interpretato tutti i generi dal blues, al jazz fino al rock melodico e al cantautorato italiano principalmente. Poi ho tentato il grande salto e gli ostacoli non sono mancati. Con la consapevolezza di quella che sono oggi, ritrovandomi nel mio genere esplorando vari percorsi artistici, dal cabaret, al teatro fino a reimpossessarmi della mia musica tra rivincite e soddisfazioni.”

Da quanto sei attiva nelle politiche LGBTQI+?

“Fin da subito associazioni e attivisti si sono accorti di me, prendendomi spesso come punto di riferimento e portavoce di certi diritti, portati poi in tutti i Pride pugliesi e non. Bontà loro ovviamente, perché a volte non so quanto io meriti questo, ma sono una combattente e sono sempre stata una ribelle, non porgendo mai l’ altra guancia alle avversità della vita e all’ intolleranza, ma lottando per la mia libertà e quella di tutti.”

Hai vissuto a Bari per molto tempo. Quali sono le realtà e le scene che ti hanno stimolata di più?

“Bari è una città meravigliosa e continuo a viverla con assiduità e partecipazione. Offre spunti ed è in fermento, sempre. Certo un tempo era molto più attiva e stimolante dal punto di vista artistico, c’ erano tante band e qualcuna resiste ancora, ma alcune cose sono cambiate. Lo stimolo arriva dalla città stessa, aperta e accogliente, sempre disincantata e viva. Ho collaborato poco con gli artisti baresi, ma alcune collaborazioni sono state importanti, vedi i Redrum Alone. Negli ultimi anni ho lavorato i miei progetti artistici su Milano e Roma. La scena barese comunque mi ha insegnato tanto soprattutto a coltivare passioni e creatività con il piglio della concretezza.”

Quali sono state le tappe che ti hanno portata a diventare un simbolo della comunità LGBTQI+ pugliese e nazionale?

“Credo che i Pride come quello di Lecce nel 2014 sia stato prezioso. Ero madrina della manifestazione, ma lo sono stata in molti altri Pride in seguito, tutti molto significativi. Da lì la partecipazione al Bologna Pride e altre manifestazioni in cui ho portato in giro me stessa e quello che sono, la mia voce libera e il mio corpo decostruito, simbolo e bandiera del mio percorso di vita.”

Hai avuto riconoscimenti per il tuo contributo alla comunità?

“Il riconoscimento più importante èla credibilità acquisita verso la comunità stessa. Però si, ho un episodio curioso, un anno fa ho ricevuto un riconoscimento con tanto di trofeo Rainbow, pochi giorni dopo sono venuti ariprenderselo per darlo a Miss Keta, non mi è stato più restituito. Capita.”

Cosa potrebbero fare le istituzioni per incentivare le politiche anti – discriminatorie?

“Il comune di Bari è stato sempre vicino alla comunità LGBTQI+ e proprio in questi giorni ha approvato una delibera sulle vittime di omofobia, sostenendo il DDL De Zan e mi sembra una cosa importante e giusta ma si dovrebbe fare di più per i ragazzi e proporre interventi mirati nelle scuole per educare alle differenze sessuali e di identità di genere, per aiutarli nel loro percorso naturale di consapevolezza della propria sessualità senza creare distanze, discriminazioni e ignoranza.”

Secondo te c’è bisogno che le istituzioni intervengano affinché ci siano degli spazi sociali e ricreativi in cui poter affrontare le tematiche inerenti all’orientamento sessuale e all’identità di genere, accessibili alla comunità?

“Gli spazi sociali esistono già grazie al lavoro di alcune associazioni che purtroppo spesso non comunicano tra di loro, cosa grave per chi combatte per gli stessi diritti. Le forze di tutti devono convergere per l’inclusione sociale e lavorativa delle persone omosessuali e soprattutto transessuali purtroppo confinate spesso all’ oblio di stereotipati preconcetti e luoghi comuni, relegandole esclusivamente alla precarietà della strada.”

Quale messaggio di lotta e orgoglio vorresti lanciare per il TDOR di quest’anno?

“Oltre a commemorare alcune vittime trans baresi, che hanno perso la vita per morte violenta, faccio un appello alla nostra regione nella figura del Governatore e degli organi predisposti, perché mentre si esulta per l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa),che ha reso gratuito e garantito l’accesso a una terapia essenziale per la vita e la sopravvivenza delle persone transgender, vale a dire che i farmaci ormonali sono gratuiti, in Puglia le persone transessuali sono ancora costrette a pagare di tasca propria le cure costosissime, perché ad oggi non c’ è una delibera che lo consenta. Cosa grave per le persone transessuali che vivono spesso di precariato in un momento di crisi, reso ancora più complicato dal periodo in cui viviamo. Chiedo che anche da noi entri subito in vigore questa legge, per un vivere più dignitoso e civile e garantire quindi quel diritto necessario alla salute e al percorso preso.”

Progetti per il futuro dal punto di vista artistico?

“Sto per terminare la post produzione di un nuovo lavoro discografico importante a cui tengo molto. Un EP nato tra isolamento e passione, con un sound mirato al sinth pop, nato dall’ incontro illuminante con il producer Nico De Musso Cappello, che ha creato per me, un progetto elettronico davvero esplosivo. Un disco insolito e nuovo per la sottoscritta, che strizza l’ occhio agli ’80, con riferimenti iconici, nel mio stile un po’ retrò e malinconico, ma assai ritmato e con quella leggerezza necessaria per affrontare la durezza di questi giorni complicati e difficili.”

Nella leggerezza Eleonora ha trovato la chiave per far convivere dure riflessioni con la gioia esplosiva del poter affermare la propria identità. Il travestimento non come maschera dietro la quale nascondersi, ma come canale per esplorarsi, per giocare con le proprie insicurezze, superarle, e sconfiggere i limiti della transfobia e del pericolo violento che si insinua persino nella superficialità del linguaggio. Irriverente, decisa, estroversa, ma mai fuori luogo, Eleonora Magnifico ha conquistato il suo pubblico con eleganza, ironia e valori gentili. La sua musica e la sua storia si intrecciano per rappresentare una lotta che riguarda indistintamente chiunque cerchi la strada della propria identità di genere, di stile, di spirito.

Federica Muciaccia

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