“Dar fuoco all’acqua”, una commedia umana basata sugli ossimori
24 Giugno 2022
I primi colpi del diesse Polito:Moncini, Folorunsho e Caprile
24 Giugno 2022

La Wertmüller non si sprecò

Nel 1989 la regista fu a Bari, non per girarvi un film, bensì uno dei dodici episodi di cui si componeva un’opera collettiva

Nella sua quarantennale carriera Lina Wertmüller instaurò un legame solido con la nostra terra. In Puglia, nel 1963, tra Minervino, Spinazzola e (in Lucania) a Palazzo San Gervasio girò ‘I  basilischi’, storica pellicola d’esordio. Ancora nello stesso territorio (Spinazzola, Palazzo San Gervasio, Montemilone e Craco)  nel 1996 mise mano a ‘Ninfa plebea’. Nel 2010 era a Taranto per realizzare ‘Mannaggia alla miseria’ (alla prima settimana di realizzazione balordi le chiesero il pizzo ; senza scomporsi, la regista romana spostò armi e bagagli a Brindisi, dove terminò il film)… Manca una data a questo curriculum pugliese : il 1989. Quell’anno la Wertmüllerfu a Bari, non per girarvi un film, bensì uno dei dodici episodi di cui si componeva un’opera collettiva che vedeva impegnata una dozzina di cineasti di grido. ‘Dodici registi per dodici città’, fu un film documentario prodotto dall’Istituto Luce e dedicato alle dodici città italiane indicate come sedi degli incontri del Mondiale del 1990. Fra quelle città rientrava Bari, che per il Gruppo B ospitò tre gare: URSS-Camerun, Camerun-Romania e Camerun-URSS (ancora allo stadio San Nicola si disputò la finale per il terzo e quarto posto (partita che vide l’Italia prevalere sull’Inghilterra per 2-1). Nell’occasione l’Istituto Luce non badò a spese assoldando il migliori registi italiani: Antognoni (Roma), i Bertolucci (Bologna). Lizzani (Cagliari), Zeffirelli (Firenze). Lattuada (Genova), Olmi (Milano), Rosi (Napoli), Bolognini (Palermo), Soldati (Torino), Pontecorvo (Udine) e Monicelli (Verona). A Bari toccò Lina Wertmüller. Un contributo, il suo, di poco più di otto minuti e dal quale era lecito aspettarsi di più. La partecipazione della regista romana si risolve infatti in otto minuti senza acuti, pieni di noia, ripetizioni e luoghi comuni. Come suo radicato costume, la Wertmüller mette l’elemento antropologico al primo posto, indulgendo nella ricerca di un Mezzogiorno di maniera: il borgo antico, le pietre millenarie, gli scorci monumentali, i bimbi, gli anziani, la controra, il mercato del pesce, la gente del popolo… Pochissimo spazio per auto, asfalto e cemento. Spazio negato anche al calcio, nemmeno due bambini che giocano a pallone per strada. Sovrabbondanza invece di immagini riprese dall’alto. Sovrabbondanza riconfermata nel finale, allorché l’indagine si allarga oltre i confini del capoluogo. Castel del Monte, Polignano, Ostuni, Trani e un altro porto del nord barese (Giovinazzo ?) vengono frettolosamente sorvolate scegliendo quegli scorci che meglio mettono in luce il culto della tinteggiatura a calce. Apprezzabili soltanto le scelte musicali. – Nell’immagine, la regista con Giancarlo Giannini sul set di ‘Mimì metallurgico ferito nell’onore’.

Italo Interesse

 

 440 total views,  1 views today

Condividi sui Social!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *