Cultura e Spettacoli

L’acqua dopo il latte? Fa acido!

Al Piccinni un lavoro scritto da Francesco Piccolo, diretto da Giorgio Gallione con Claudio Bisio

A fine spettacolo, venerdì scorso al Piccinni, dove ‘La mia vita raccontata male’ ha debuttato, Claudio Bisio si è sentito in dovere di fare una precisazione per fugare un dubbio che si va sedimentando da un due anni a questa parte: Lo spettacolo non ha per oggetto la vita del comico ligure, bensì quella del suo drammaturgo, Francesco Piccolo.

Diretto da Giorgio Gallione, Bisio ha solo interpretato quel testo. Un’interpretazione da par suo, scattante, anche un po’ nevrotica, generosa e piena d’entusiasmo, messa al servizio di un racconto prossimo al romanzo di formazione. Le Kessler, i mondiali di calcio del ’74, Mara Venier, Brecht, il comunismo, certe fisime materne (mai l’acqua dopo il latte, fa acido!), avventurette sentimentali, un bambino giapponese adottato e combina-guai, infine ben distribuiti tormentoni scandiscono una storia briosa, che Bisio ‘racconta bene’ (il titolo dell’opera fa il verso a ‘La mia storia disegnata male’, romanzo grafico pubblicato da Gian Alfonso Pacinotti detto Gipi nel 2008). Prodotto da Teatro Nazionale di Genova, oltre che di un interprete maiuscolo,

‘La mia vita raccontata male’ si avvale di un sostegno tecnico di prim’ordine. Il cangiante disegno luci di Aldo Mantovani ben si adagia sulla vasta e variegata scena disegnata da Guido Fiorato, che sembra riprodurre il cortile o il largo di un borgo antico ; nella ‘muraglia’ si aprono porte, finestre e una nicchia pensata per ospitare due chitarristi : Marco Bianchi e Pietro Guarracino. Una quantità di libri e vecchi televisori ingombrano la scena. Altri oggetti (riviste, paralumi, sedie…) ora scendono dall’alto, ora ascendono scomparendo.

Sebbene un po’ cercato, l’insieme rappresenta bene l’affollarsi dei ricordi, il loro sgomitare, svanire, ripresentarsi… Citazione a parte per l’accompagnamento musicale : ottima l’integrazione col narrato, fatta di stop e ripartenze esemplari. Altrettanto lodevoli gli arrangiamenti tra i quali spicca una gustosa riduzione di ‘Bandiera rossa’. Giorgio Gallione, assecondando la natura irrequieta di Bisio, detta spostamenti pressoché continui che portano l’unico interprete a moltiplicarsi su una scena che dà di precario, di soffitta, di trasloco.

In questo modo ‘La mia vita raccontata male’, non conosce flessioni, si snoda con ritmo costante, salvo episodiche accelerazioni che vengono dalle invenzioni di un Bisio al solito pimpante e lazzarone. Più che buona l’accoglienza della platea, stracolma da venerdì a domenica, per questa riflessione profonda e al contempo leggera su come il tempo manipola il ricordo, che idealizza ora nel bene e ora nel male a seconda di quanto viene estirpato dalla memoria. Fermo restando che “non si vive la vita come vuoi tu, ma come vuole lei”.

Italo Interesse


Pubblicato il 17 Marzo 2026

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