Cultura e Spettacoli

Laggiù soffiaaa…!

Gli studiosi concordano sul fatto che, già prima dei Romani, i Fenici si dedicavano alla cattura delle balene, che erano stanziali nel Mediterraneo. Tanto autorizza a pensare che pure le popolazioni rivierasche dell’era pre-classica si cimentassero in tale avventuroso tipo di caccia (nell’estate del 1968, nel canalone di Fesca a Bari venne rinvenuto il fossile – oggi conservato nel Museo delle Scienze della Terra del nostro Ateneo – di una balena vissuta oltre un milione e mezzo d’anni prima). Chissà con quali modalità catturavano questi cetacei i Dauni, i Peuceti e i Messapi, le tre etnie japigie che popolavano la Puglia. Certamente i nostri progenitori erano agevolati dal fatto che, a differenza di quelle oceaniche, le balene mediterranee erano molto più piccole e tendevano ad avvicinarsi alla riva. Ma come individuarle? Con le stesse modalità ancora in voga nell’Ottocento : una vedetta scrutava il mare, pronta a dare l’allarme appena dalla superficie d’acqua si levava il caratteristico spruzzo di residui idrici e mucosi presenti nell’apparato respiratorio e che segnala il ritorno dell’animale in superficie per fare provvista d’aria. Chissà come lanciavano l’allarme i nostri progenitori. Viene in mente Melville e il celebre “laggiù soffiaaaa…!” gridato dalla vedetta dall’alto della coffa dell’albero maestro del Pequod, la baleniera che al comando di Achab fruga l’oceano in cerca di Moby Dick. I nostri antenati dovevano gridare qualcosa di analogo : Accorrete, il pesce grosso, il mostro!… Una volta individuata la preda, quei primitivi balenieri la raggiungevano in gruppo e a forza di remi. Una volta disposte le barche a semicerchio interponendosi tra il mare aperto e l’animale, i nostri progenitori si davano da fare per spingere la balena verso riva. Realizzavano l’obiettivo spaventando l’animale con rumori e punzecchiandolo con lunghissime lance e frecce. Una volta che la balena si era arenata o che, indebolita dal dissanguamento era stato possibile arpionarla e trascinarla a riva, essa veniva finita e fatta a pezzi. Se ne ricavavano tonnellate di carne. Forse veniva accantonata l’ambra grigia e forse venivano staccati i fanoni, da impiegare per costruire oggetti ; improbabile appare invece che si bollisse il grasso per ricavare quel famoso olio che, tre quattro millenni più avanti, avrebbe giustificato la caccia alla balena con modalità industriali, con quali conseguenze sappiamo bene. – Nell’immagine, un fotogramma di ‘Moby Dick’, un film diretto da John Houston nel 1956 ; qui Gregory Peck, nei panni del capitano Achab, si appresta a scagliare l’arpione contro la balena bianca nell’ultimo fatale duello.

Italo Interesse

 


Pubblicato il 30 Agosto 2018

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