Cronaca

L’allarme delle associazioni: “Cani in condizioni terribili, bisogna intervenire”

“Importante stato di disidratazione, temperatura corporea 39 gradi e mezzo, mucose pallide” queste le condizioni, riportate in referto veterinario, di un cane ritirato l’altro giorno e precisamente martedì 21 luglio da alcuni volontari baresi dal canile convenzionato con il Comune e gestito dalla società Mapia srl, dove la povera bestiola si trovava da novembre 2014 in seguito ad un accalappiamento. “Il cane ci era stato segnalato da una cittadina che lo aveva notato al canile il giorno prima, ci era stato detto che appariva molto mal messo, ma non immaginavamo fino  questo punto: l’animale è scheletrico e non si regge in piedi, come abbiamo potuto documentare con foto e video” spiega accorata Sara Leone, responsabile provinciale della Lega Animali (Lav) di Bari. Che assieme alle altre associazioni animaliste “Nati per Amarti onlus”, “Dedicata a…” e “ADA onlus”, colgono l’occasione per tornare alla carica ponendo una serie di interrogativi sull’adeguata gestione dei cani presso la struttura convenzionata. Una struttura, è bene ricordarlo, che percepisce dal Comune guidato adesso da Antonio Decaro, la cifra di ben 2,20 euro – più imposte varie – al giorno per ogni animale custodito. Una struttura che, però, sembra sorvolare su verifiche e controlli sanitari e in termini di benessere animale da parte dell’Amministrazione comunale. “Del cane non ci è stata rilasciata dal canile nessuna cartella clinica, né un libretto sanitario, al momento l’animale è ricoverato e sottoposto a tutti gli esami del caso. Se risulterà l’incuria alla base dello stato di agonia in cui lo abbiamo trovato, valuteremo un intervento legale”, minacciano le associazioni animaliste, intenzionate a non lasciar cadere nel vuoto l’SoS lanciato ieri. Ma chi a Bari è sempre stata in prima linea per proteggere i migliori amici a quattro zampe dell’uomo, è Anna Dalfino, già consigliera comunale e presidente storica dell’Associazione Cani Abbandonati, che ha già spedito più di “lettera aperta” in passato a tutti gli organi di stampa locali, proprio per far conoscere quello che lei stessa definisce il . Punto di partenza l’indagine svolta in Puglia dal Movimento animalista Nazionale, per cui anche il Comune di Bari sarebbe rientrato nell’indagine che sta svolgendo il grande Movimento animalista in tutta Italia a proposito delle convenzioni milionarie che i Comuni, soprattutto pugliesi, stipulano con i canili privati. Ma la responsabilità non va attribuita solo ai Comuni, secondo la Dalfino, ma anche alla Regione Puglia “dispensatrice” di Leggi a difesa dei diritti degli animali (L 12/95 –26/06 — 4 / 2010 art.45 ) che mai ha fatto rispettare, “ conservando comodamente” una deroga alla L.12/95 che consentiva, appunto, agli Enti Comunali di utilizzare i canili privati in attesa che fossero realizzati, però a breve, i canili di proprietà comunale. Morale? Sono passati quasi vent’anni da quella data e si continua purtroppo a mandare i poveri cani randagi in questi che non è azzardato definire , strutture fuori legge e senz’anima, definiti anche, a ragion veduta, dalla Commissione nazionale animalista, luoghi da terzo mondo. Luoghi che i Comuni continuano a sostenere con Convenzioni milionarie che, se fossero risparmiate accelerando la costruzione dei canili comunali, sarebbero potute servire, nel tempo, a realizzare non canili a 5 stelle, ma almeno strutture dignitose per povere bestie abituate a vivere per strada, in ambienti malsani, maltrattati dalla cattiveria umana che purtroppo non ha limiti. La Dalfino, insomma, continua a battersi per animali bisognosi solo di un po’ di cibo e soprattutto di calore umano. E cioè di quel rapporto tanto decantato dall’art.1 della Legge regionale12/95. A questo punto sarebbe curioso capire a che servono comitati e commissioni, come quella Regionale, presieduta dall’ Assessore alla Sanità (art.12 L 12/95 ) che dovrebbe <<…coordinare, sovraintendere e controllare>> gli interventi necessari all’attuazione della succitata legge ed è organo consultivo della Giunta regionale. Questa Commissione – udite udite – è composta dall’Assessore all’Ambiente e suo delegato, da un medico del settore Sanità pubblica dell’Assessorato alla Sanità o suo delegato, da un medico veterinario designato dall’Ordine Nazionale dei medici veterinari e infine da tre esperti sorteggiati tra i nominativi segnalati dalle Associazioni iscritte all’Albo regionale, ma in realtà esiste solo sulla carta come tante altre cose losche e strane, quando si tratta di curare i cani, a Bari in particolare, con associazioni che anch’esse vivono solo sulla carta per spartirsi i contributi pubblici a loro favore. Eppure il Comune di Bari, oltre a riconoscere alle associazioni animaliste il contributo di cui sopra, quantificato pro/cane pro/die, versa soldi pubblici sulla base del rendiconto presentato dalle singole associazioni, supportato dai giustificativi delle spese effettivamente sostenute. Annualmente il Comune di Bari riconosce alle associazioni animaliste una cifra complessiva pari a circa 200 mila euro. Parliamo, in ogni caso, di un Comune come quello di Bari, appunto, capoluogo di Regione <<…che dovrebbe dare l'esempio a tutti i Comuni della Puglia ed invece è il primo a sposare la causa delle convenzioni con i privati, sperperando tanto danaro pubblico sin dal 1998, nonostante la realizzazione del Canile comunale>>, confermano in coro i volontari-veri che amano le vittime di questo ‘business’ che enti e comuni inadempienti offrono alle strutture private…

 

Francesco De Martino

 


Pubblicato il 24 Luglio 2015

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