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Lama Giotta, ancora tra catapecchie abitate e discariche abusive

E’ ancora terra di facile, anzi facilissima conquista per incivili, disperati e stupratori del territorio, il litorale a sud del capoluogo pugliese, nonostante esposti e denunce, anche dettagliate, di ambientalisti e amanti della natura. Ne è la prova/provata l’ultimo rapporto redatto – circa un anno fa – dalle guardie volontarie ambientali in servizio presso la delegazione comunale di Bari. Che, come per fortuna capita sempre più spesso, hanno effettuato un sopralluogo nella zona costiera barese. Infatti, scandagliando la periferia di Torre a Mare, sotto i loro fari c’è finita la lama Giotta, in particolare un’area piuttosto desolata dove – tra le sterpaglie – spuntava un casolare fatiscente, abbandonato da anni e già oggetto di verifica da parte delle stesse guardie ambientali guidate dal comandante Enrico Grandi nel periodo estivo 2015. Il casolare, come si leggeva nell’esposto/denuncia già trasmesso alla Procura della Repubblica di Bari per gli eventuali, successivi adempimenti di legge, recava pochi rifiuti depositati nel suo perimetro. <<La struttura si trova nei pressi del capolinea del Pullman Amtab linea 12/ e costeggia la lama Giotta: nel complesso, come evidenziato dalle foto scattate dall’esterno della proprietà, abbiamo trovato di tutto, in particolare bottiglie di plastica e sacchetti che certamente contenevano rifiuti umidi, con molta provabilità buttati da una finestra del primo piano poiché i sacchetti con il vento si sono posizionati tra i rami di un albero incolto, come se fosse un addobbo….. natalizio>>. Ma al di là del singolare albero di Natale, le guardie dell’ambiente si erano addentrate all’interno della vegetazione, a ridosso della lama e quindi alle spalle del casolare, hanno individuato un tubo in plastica di colore arancio del tipo usato per lo scarico fognario o di acque reflue, che scende dal primo piano del fabbricato, e dopo averlo costeggiato in verticale, finisce interrato e tramite una barra di ferro indirizzato all’interno della lama>>. Causa la fitta vegetazione, hanno annotato puntigliosamente le guardie baresi nei loro verbali, non è stato possibile entrare nella lama per verificarne la strada e il punto in cui scarica i liquami, ma l’impressione è che qualcuno viva nascosto all’interno, poiché durante la visita estiva di un paio di anni or sono, l’ingresso del casolare era aperto e libero. Circa dodici mesi dopo, invece. l’accesso al muro perimetrale era chiuso da una recinzione posticcia amovibile. Non solo: l’apertura che consente l’accesso al piano superiore è stato coperto con un portone e un telo bianco sporco, certamente un lenzuolo. <<Precedentemente abbiamo verificato la zona ove nel 2015 furono abbandonati rifiuti di vario genere a ridosso della strada statale e dal ponte che attraversa la lama, guardando in basso abbiamo notato che il proprietario di una villa, ha preso possesso della lama ricavandone un giardino personale, recintato da un muretto a secco e rete di protezione. Abbiamo ragione di credere che tale attività sia del tutto illegale in quanto ci risulta che le lame siano zone soggette a vincolo paesaggistico ed idrogeologico pertanto precluse alle costruzioni edilizie, salvo verifica da parte dell’Autorità Giudiziaria ed eventuali autorizzazioni edilizie>>. E ora, per capire se davvero quella porzione di territorio a sud di Bari, verso Torre a Mare, è terreno di conquista di abusi e scariche di liquami noci, la parola dovrà passare agli investigatori di via Nazariantz, magari a mezzo dell’ausilio della squadra edilizia di Polizia Locale.

 

Francesco De Martino

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