Cultura e Spettacoli

Lama Picone, il degrado che nessuno vede

Le lame sono solchi erosivi tipici del paesaggio pugliese. Soltanto nel barese se ne contano diciassette. La più importante è quella che ha dato nome ad un quartiere del capoluogo. I baresi non hanno mai nutrito simpatia verso Lama Picone, fino a un secolo fa alveo di un temibile corso d’acqua stagionale. Risibile rigagnolo in estate, se d’inverno pioveva di brutto sulle Murge il Picone da torrente si faceva fiume e allora non c’era alveo che tenesse. Ben tre nella prima metà del Novecento le piene rovinose del Picone. Vennero allora costruiti due imponenti Canali Derivatori a nord  e a sud della città, il Lamasinata e il Valenzano, e Bari fu salva (ma poi consentirono di costruire anche all’interno di questi canali e una decina d’anni fa una nuova piena spazzò tutto facendo anche un morto). Lama Picone si forma nel territorio di Adelfia da cui scende passando per Valenzano, Loseto e Ceglie prima di spegnersi per effetto dell’antropizzazione all’altezza del Policlinico ; in origine sfociava nell’ansa di Marisabella, dove s’impaludava per effetto degli accumuli di alghe prodotti dalla corrente. Attualmente Lama Picone offre uno spettacolo desolante. L’insediamento rupestre di Santa Candida e le grotte del villaggio rupestre della Caravella, tutto frutto di scavo avvenuto lungo i fianchi del solco erosivo, versano in condizioni di grave degrado. La zona, che ospita anche alcune comunità rom, è anche tormentata dai ratti… C’è poi un altro ramo del Picone che scenda da Sannicandro. Anche da quelle parti cattive notizie. E’ di tre giorni fa la notizia che in località Parco delle Grotte, un’area sottoposta a vincolo paesaggistico, uomini della Forestale hanno rinvenuto, interrati, grandi quantità di rifiuti, alcuni dei quali pericolosi. I proprietari dei terreni contaminati sono stati denunciati. Tutto sommato, rischiano poco. La pena attualmente in vigore per discarica abusiva – art. 256 del Codice dell’Ambiente – non supera i tre anni di detenzione e i cinquantaduemila euro di ammenda (alla condanna consegue la confisca dell’area sulla quale è realizzata la discarica abusiva se di proprietà dell’autore o del compartecipe al reato, fatti salvi gli obblighi di bonifica o di ripristino dello stato dei luoghi). Ancora più lievi le pene previste dall’art. 734 : chiunque mediante costruzioni, demolizioni o in qualsiasi altro modo distrugge o altera le bellezze naturali dei luoghi soggetti alla speciale protezione dell’autorità è punito con l’ammenda da euro 1032 a euro 6197. Queste cose le sa bene chi offre collaborazione all’industria dello smaltimento illegale dei rifiuti. E le ricompense surclassano possibili e comunque sempre lievi danni personali.

Italo Interesse

 

 


Pubblicato il 24 Gennaio 2015

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio