Cultura e Spettacoli

Lama Valenzano, la buona e la cattiva gloria

Nell’area barese si contano nove grandi solchi erosivi in cui anticamente scorrevano fiumi, torrenti e ruscelli

In tempi remotissimi la Puglia presentava tutt’altro aspetto, anche per la presenza d’un gran numero di fiumi concentrati nell’area murgiana. Lo testimonia oggi il gran numero di lame, questi stretti e tortuosi solchi erosivi che segnano il territorio e che un tempo ospitavano corsi d’acqua, taluni persino navigabili. Poi la natura carsica del territorio ebbe il sopravvento, sì che quei corsi d’acqua, ingoiati dalle fratture del sottosuolo, scorrono tutt’ora a qualche decina di metri di profondità (ma in presenza di precipitazioni eccezionali, e solo per un breve periodo di tempo, queste formazioni carsiche tipicamente pugliesi tornano ad essere corsi d’acqua). Si contano nove lame nell’area barese. Una delle più importanti è Lama Valenzano. Essa ha origine nel territorio di Valenzano, attraversa quello di Mungivacca e sfocia in Adriatico all’altezza del Sacrario dei Caduti d’Oltremare. Dicevamo prima di precipitazioni eccezionali e di lame che ritornano fiumi. Le ultime due volte che il fenomeno riguardò lama Valenzano risalgono al secolo scorso : La lama si gonfiò rovinosamente d’acqua durante le alluvioni che devastarono Bari il 3 settembre 1915 e il 5/6 novembre 1926. A seguito di quest’ultima catastrofe si intervenne ampliando e sistemando lo sbocco al mare, che assunse l’aspetto che ancora oggi si può vedere. Una quarantina d’anni dopo Lama Valenzano tornò agli onori delle cronache ma per ragioni diverse : verso la fine di luglio del 1968 ragazzini che giocavano al pallone sul fondo della lama notavano strani e  regolari rilievi nella superficie rocciosa. Quando uno di essi ne diede notizia in famiglia, incuriosito, un genitore volle andare a vedere le cose coi propri occhi. Questa volta insospettito, quel padre volle tornare il giorno dopo in compagnia d’un amico, insegnante di scienze naturali

. L’amico non ebbe dubbi : Un fossile preistorico. Immediatamente si mobilitarono le facoltà di Geologia e Scienze Naturali della nostra Università. In breve si sparse la notizia : a Lama Valenzano, incastonato nel ‘letto’ dell’antichissimo corso d’acqua, erano i resti di una balena lunga una dozzina di metri e vissuta forse due milioni d’anni prima. Infine arrivarono le ruspe. Dopo un lavoro delicatissimo fu possibile asportare quei resti e ricomporli inizialmente in un ambiente del palazzo dell’Ateneo. Il fossile rimase lì fino al 1994, anno in cui venne definitivamente collocato al Campus di via Amendola, nel Museo della Facoltà di Geologia (vedi immagine). Nonostante la rilevanza scientifica del ritrovamento, ben pochi sono a conoscenza di questo tesoro conservato a Bari. Così come ben pochi sanno dell’esistenza di quest’altro piccolo Museo barese, pressoché dimenticato al pari del Museo Sacrario, del Museo Etnografico di Santa Fara, dei Musei di Zoologia e di Fisica…

Italo Interesse

 


Pubblicato il 6 Giugno 2024

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