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L’amico ‘magico’ di Federico

Novantadue anni fa nasceva a Milano Nino Rota, un personaggio che non ha bisogno di presentazioni e che a Bari rimase legato da un lungo rapporto di lavoro (fu Direttore del Conservatorio dal 1950 al 1978) e da un altrettanto duraturo rapporto affettivo. E Bari, grata, gli ha dedicato un Auditorium che a suo tempo fu il più avanzato al mondo. Come avviene ogni 3 dicembre a partire dal 1979 (primo anniversario della scomparsa), anche oggi un po’ dappertutto si commemora la figura del Maestro. Bari si può dire abbia anticipato a maggio scorso tale  tributo. Ciò è avvenuto in occasione dell’apertura della XXIV stagione del Collegium Musicum. Nella circostanza l’orchestra diretta da Rino Marrone aveva eseguito le musiche composte da Rota nel 1949 in vista della sceneggiatura radiofonica di ‘Cristallo di rocca’, un racconto di Adalbert Stifter. Un’esecuzione felice, utile a realizzare una volta di più la brillantezza del pensiero musicale di un uomo decisamente sui generis e che Fellini definiva il suo “Amico magico”, “il collaboratore più prezioso di tutti”. La sintonia, l’intesa fra i due era stata totale sin dal primo film, ‘Lo sceicco bianco’. Più che stimare, Fellini venerava quest’uomo dalla “immaginazione geometrica” e che si distingueva per il dono di “una visione musicale da sfere celesti”. Quale il segreto di Rota, un’attenzione estrema ad ogni dettaglio della storia e delle immagini? Affatto. Rota era capace di addormentarsi dopo le prime sequenze della proiezione della copia-lavoro, che è supporto indispensabile al compositore incaricato di musicare la pellicola. Allo stesso modo, quando Fellini gli raccontava il film, egli ascoltava distrattamente. Non era sufficienza la sua. In realtà, come una volta ebbe a raccontare il grande regista riminese, Rota in quel momento “stava stabilendo il contatto con i motivi musicali che aveva già dentro sé”. Una volta stabilito quel contatto, il Maestro non ascoltava più (anche se col capo accennava d’aver udito e compreso), posava le dita sulla tastiera del pianoforte e come un medium ‘entrava’ nella musica, entrava in contatto con lo spirito più profondo dell’opera arrivando là dove neanche lo stesso Fellini riusciva ad arrivare. Infine risaliva ‘grondante’ di motivi musicali perfetti : Aveva raccolto nel suo linguaggio incorporeo quanto il suo sodale non riusciva ad esprimere con le parole e con le immagini. La cosa aveva dei contorni in qualche modo paranormali, ultraterreni. La sintonia fra i due era tale che Fellini aveva a tratti la sensazione d’essere egli stesso a comporre quegli accordi. In conclusione si può dire che Rota sapesse dare sostanza sonora alle fantasie visive di Fellini.

Italo Interesse

 

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