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L’amore è un cane blu

Circola una leggenda sul Carso, quella di un cane che volendo sfidare la bora divenne blu dal freddo. Sulla leggenda si avventa quel lazzarone di Paolo Rossi che ne cava il titolo per uno spettacolo consistente in un “concerto visionario popolare lirico e umoristico” che in un futuro non lontano potrebbe diventare un film ; cosa per la quale Rossi e compagni organizzano operazioni di casting durante l’intervallo. ‘L’amore è un cane blu (la conquista dell’Est)’, questo ennesimo ‘delirio organizzato’ si avvale delle musiche composte da Emanuele dell’Aquila ed eseguite da I Virtuosi del Carso, allegrissima band il cui look richiama atmosfere da cow boy e indiani (metropolitani). Quest’ultimo riferimento (contro)culturale si spiega col fatto che la storia occhieggia, e in termini un po’ metafisici, all’epopea western, in ciò agevolata dall’ambientazione, quel territorio (il Carso) tanto simile ai luoghi dove spesero la loro vita Billy The Kid, Geronimo e Custer. La vicenda, che grosso modo riprende quella di Orfeo ed Euridice e trova pure come scomodare il fantasma della Dama Bianca del castello di Duino, procede per episodi, intervallati da canzoni. Una potente dose di non senso fa da collante a questo viaggio nel non si sa che. Quella di Admeto, della sua Sposa e del Comico è una storia tipicamente alla Rossi, nel senso che scappa da tutte le parti. Per cui, se ha un capo non è detto che abbia pure una coda ; e viceversa (inquieta l’idea del film che si potrebbe cavare da un soggetto siffatto). Rossi si è riconfermato grande anche a Bitonto, dove il suo spettacolo, giovedì scorso, ha fatto tappa. Scarso il pubblico che affollava il vecchio cinema-teatro Coviello ; peggio per gli assenti. Benché in precarie condizioni di salute, il comico friulano non si è risparmiato, dando lo stesso il meglio di sé. ‘L’amore è un cane blu’ è in sostanza il solito astuto e ben collaudato pretesto per scagliare una frecciata dopo l’altra contro la mediocrità umana in genere e italica in specie. Col suo caratteristico sorriso amaro e stralunato Rossi prova a rammendare costumi spaventosamente laceri. Lo fa, si capisce, a modo suo, con la comicità demenziale e tagliente, gustosa e greve, brusca e attuale che gli è congeniale (esilaranti le ‘gag’ dell’economia spiegata alle vacche e della menzogna sparata nell’Aldilà a Enrico Berlinguer). Rossi improvvisa spesso, sempre con successo ; gli viene incontro il clima da Carro di Tespi che regna sul palco (il minestrone cucinato in loco durante l’intervallo e offerto agli spettatori…). E’ la buona presenza scenica dei comprimari (gli stessi musicisti) il valore aggiunto dello spettacolo ; in queste figure ci è parso di ravvisare i rappresentanti di quelle Brigate Clown Criminali con cui Rossi sogna di rivoluzionare se non un mondo malato, almeno un malatissimo Belpaese.

Italo Interesse

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