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L’amore svapora nel gran sole di Hiroshima

Alla grande illusione dell’89, quando col crollo del Muro l’umanità sembrava avviata ad un’era di concordia e progresso civile, è subentrata la grande paura. Ai mai smantellati arsenali atomici si sono aggiunti quelli chimici e batteriologici ; e le guerre ‘preventive’ non preludono a niente di buono. I nazionalismi si vanno ridestando e il riarmo è parola d’ordine mentre odi etnico-religiosi finiscono di sgranare una società globale improvvisata. C’è di che preoccuparsi per l’avvenire (prescindendo da sovrappopolazione e inquinamento), lo sanno tutti eppure a  preoccuparsene concretamente è solo chi ha fatto i capelli bianchi. Non potendo restare insensibile dinanzi a tanto sfascio, Carlo Formigoni reagisce e lancia un monito. Lo fa alla maniera sua, scrivendo e mettendo in scena ‘La grande paura’, dove si narra della vicenda tragica vissuta da due amanti giapponesi nel corso dell’ultima guerra (prendendo a prestito il titolo di un famoso romanzo di Karl Brukner del 1961, si può dire che qui l’amore svapora nel gran sole di Hiroshima). Prodotto da Teatro dell’Altopiano, l’allestimento conferma la cifra stilistica di questo grande padre dell’arte scenica, un teatro minimale, morale e necessario. Lo spettacolo è stato in cartellone all’Abeliano qualche giorno fa. ‘La grande paura’ è opera asciutta e delicata, piena di poesia e pervasa da un senso di inesorabilità. Cadenze da teatro nipponico di tradizione e un sentire haiku intridono una rappresentazione vibrante di pathos. Musiche essenziali, quasi di gusto zen ed eseguite a vista da Ira Panduku, avvolgono un dipanarsi lento di parole e gesti raffinati, nei quali movimenti sostenuti dal ricorso a maschere e giochi d’ombra il senso della morte e della violenza si svestono della buccia greve. Applausi per Carlo Formigoni, presente in scena con Salvatore Laghezza, Angelica Schiavone e Lisa Serio, la quale cura pure la scena (costumi : Atelier Maam Samba). Al termine del debutto di venerdì scorso, nell’ambito di un incontro condotto da Teresa Ludovico, Carlo Formigoni si è intrattenuto col pubblico in mezzo al quale erano numerosi artisti cresciuti alla sua scuola ed allievi di questi ultimi. Un incontro carico di valore umano e ad elevato contenuto tecnico. Oltre a narrarsi sul piano personale, il Maestro ha ribadito le proprie convinzioni, questo credo teatrale coerente e inflessibile che gli ha consentito di formare decine di professionisti, taluni anche affermati, e di dare il ‘la’ a compagnie o addirittura a strutture teatrali, come è stato nel caso del Kismet circa una trentina d’anni fa.

Italo Interesse

 

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