Cultura e Spettacoli

L’anima è vagabonda

L’autobiografia è dovere sociale? A sentire Daniele Giancane, che ha appena varcato il traguardo delle settanta primavere, sembrerebbe di sì : “Ciascuno arrivato in là con gli anni dovrebbe dedicarsi all’autobiografia… ogni vita è degna di essere raccontata… si comprende meglio chi si è. E’una seduta di autocoscienza, di auto rivelazione di sé a sé”. Un’opinione pienamente condivisibile, anche perché narrare il proprio vissuto vuol dire prendere un patrimonio emotivo e metterlo a disposizione delle generazioni a seguire (sempre che le stesse vogliano/sappiano mettere a frutto tanta ricchezza). Ma più che una’autobiografia, ‘Anima vagabonda’, edito da Tabula Fati, è solo un secondo passo in questa direzione. Avendo detto in precedenza dell’infanzia, ora Giancane prende in considerazione adolescenza, giovinezza e maturità. Ancora in modo non definitivo, però, essendo rimasti in sospeso, per esempio, temi come amore, sport, occulto… Si ha come la sensazione che qui si tasti il terreno in vista di un più organico itinerario umano e culturale. Nel frattempo Daniele Giancane dà nuovamente la stura al ricordo lasciando andare in parallelo due percorsi, quello intimo e quello pubblico. Sullo sfondo di questo doppio percorso si pone la poesia, personale leit motiv esistenziale. In appendice al volume, infatti, si apre una breve silloge comprendente una quarantina di inediti (“parole gettate come polline al vento”), tra cui spicca un originalissimo e personale ‘spoon river’ in cui i trapassati più cari comunicano al Nostro cose che egli mette in poesia. In ‘Anima vagabonda’ Giancane svela tutta l’inquietudine curiosa (persino contraddittoria) che, accompagnandolo dalla nascita, lo ha portato a vivere “mille vite” e a navigare altrettanti agitati amari, prima di stilare una sorta di fulmineo bilancio preventivo e nelle forme di un possibile epitaffio : “Nonostante tutto, mi è piaciuto vivere : ho amato, sono stato amato”. Attraverso brevi, sapidi ritratti di personaggi e contesti sociali, qui si delinea il ritratto indiretto di una società in evoluzione rapidissima, agitata da un fermento incredibile. Daniele ‘attraversa’ un popolo di compagni di giochi, di amici e intellettuali, perduti e viventi. Verso tutti manifesta gratitudine, perché tutti – persino nel male – sono stati fonte di riflessione e conseguentemente d’ispirazione, pungolo a consacrarsi alla ‘militanza’ culturale. E a far poesia, naturalmente. La poesia dell’ultimo Giancane indulge nel rimpianto della felicità che, per natura fuggevole, si lascia carezzare solo un attimo. E più che in passato celebra l’urgenza dell’amore, per quanto “tremendo” esso sia. – Nell’immagine, ‘Giovane uomo che legge a lume di candela’, pittura ad olio di Matthias Stom, pittore olandese del Seicento.

Italo Interesse

 


Pubblicato il 17 Ottobre 2018

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