Cultura e Spettacoli

L’antico inno dell’Akathistos dei cattolici di rito bizantino

Durante la Quaresima nelle chiese di rito romano il venerdì si svolge la tradizionale via Crucis

Mentre i cattolici di rito romano durante la Quaresima il venerdì svolgono nelle loro chiese la tradizionale via Crucis (via della Croce), i cattolici di rito bizantino recitano l’antico inno dell’Akathistos. Di che cosa si tratta? Ce lo spiega in questa intervista don Antonio Calisi, diacono della Chiesa cattolica di rito bizantino, noto iconografo tra i più affermati e teologo.

 

Padre Calisi, che cosa è l’Akathistos?

 

“L’Akathistos è generalmente chiamato qualsiasi inno cristiano orientale, tuttavia, ha prevalso questo titolo per l’inno in onore della Madre di Dio, noto come Ti Hypermacho Stratigo, che viene cantato in chiesa nei primi cinque venerdì della Grande Quaresima, i primi quattro solo alcune parti, nel quinto interamente. Si tratta di un inno composto da un prologo e 24 strofe in acrostico alfabetico greco, dalla A alla Z (ogni strofa inizia con la lettera greca corrispondente in sequenza).

L’Inno Akathistos è considerato un capolavoro dell’innografia bizantina. È scritto secondo le regole dell’omotonia, dell’isosillabo e in parte in rima. Il suo linguaggio è solenne e poetico e arricchito da molte figure retoriche”.

 

Che significa Akathistos e teologicamente che indica

 

“Questo inno è chiamato “Akathistos” dalla postura eretta che i fedeli mantengono durante il suo canto. Il suo contenuto riecheggia le posizioni dottrinali del Terzo Concilio ecumenico, perciò il suo tema è la glorificazione dell’incarnazione di Dio attraverso la Vergine Maria, che viene eseguita con molte espressioni di gioia ed esultanza, che gli conferiscono un tono trionfante”.

 

Perché si celebra nei venerdì di Quaresima

 

“Secondo una tesi l’inno veniva cantato d’estate, nella festa della Dormizione della Vergine, il 15 agosto, e probabilmente successivamente sarebbe stato trasferito al venerdì della 5a settimana di Quaresima, forse dai monaci del Monastero di Studion di Costantinopoli, per avvicinarla alla festa dell’Annunciazione”.

 

Quali le differenze col rito cattolico romano

 

“Esiste una versione latina dell’inno, fatta intorno all’800 dal vescovo di Venezia Cristoforo, che cita come autore dell’inno, Germano Patriarca di Costantinopoli, per questo anche noto in occidente, tant’è vero che il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II ha presieduto varie volte le celebrazioni dell’Akathistos, anche in italiano e ha concesso per la recita dell’Inno le stesse indulgenze del santo Rosario, così come riporta il Manuale delle Indulgenze (4. ed., Libreria Editrice Vaticana 2003, n. 23, p. 76): «Si concede l’Indulgenza plenaria al fedele che recita l’Inno Akathistos in chiesa o oratorio, oppure in famiglia, in una Comunità religiosa, in una associazione di fedeli e in modo generale quando più fedeli si riuniscono per un fine onesto. Nelle altre circostanze invece l’indulgenza è parziale».

 

Quali sono le caratteristiche dell’iconografia bizantina dell’inno Akathistos?

 

“Sono state dipinte diverse icone sul tema dell’Inno Akathistos, in cui è presentata la Vergine Maria e intorno a lei piccole icone riferite a ciascun brano dell’inno. Ci sono anche affreschi con questo tema in varie chiese e monasteri. Le icone più conosciute sono quelle del Monastero di Dionisio del Monte Athos dov’è conservata l’icona della Vergine della Salutazione (o Myrovlitissa). Si tratta di un’icona portatile, piccola e poco appariscente, che secondo la tradizione è quella davanti alla quale fu cantato per la prima volta l’inno dal Patriarca Sergio. La tradizione menziona miracoli associati a questa immagine.

Vi è anche l’icona della Madre di Dio dell’Inno Akathistos conservata nel Catholicos del monastero di Chilandar sul Monte Athos. Secondo la tradizione nel 1837 scoppiò un incendio durante il quale i monaci cantarono l’Inno e l’icona rimase intatta. Questo evento viene celebrato dalla Chiesa ortodossa il 12 gennaio”.

 

È un momento propizio per l’iconografia russo bizantina, per quale motivo?

 

“Negli ultimi anni si sta assistendo a un crescente interesse per l’iconografia bizantina, non solo in ambito religioso ma anche storico-artistico. Questo fenomeno si manifesta in diversi modi: mostre dedicate all’arte bizantina, convegni e pubblicazioni scientifiche, corsi di iconografia e, non ultimo, un crescente numero di persone che si avvicinano alle icone per la loro bellezza e spiritualità.

Diverse sono le ragioni che possono spiegare questo interesse: da un lato, c’è la ricerca di una spiritualità autentica e profonda, che l’iconografia bizantina può offrire con la sua ricca tradizione teologica e simbolica; dall’altro, c’è un crescente apprezzamento per la bellezza e l’armonia delle icone, che si contrappone all’arte spesso caotica e frammentaria del mondo contemporaneo.

L’arte bizantina rappresenta inoltre un ponte tra Oriente e Occidente. Essa ha avuto un’influenza fondamentale sulla cultura occidentale, non solo in ambito religioso ma anche artistico. Le icone bizantine sono state fonte di ispirazione per molti artisti occidentali, da Giotto a Picasso”.

 

Lei è un iconografo di successo, promuove corsi di iconografia?

 

“Sempre più persone desiderano imparare l’antica tecnica della pittura bizantina. Un’arte sacra che si contraddistingue per la sua bellezza, spiritualità e rigore iconografico. I corsi per apprendere questa tecnica sono sempre più richiesti, segno di un crescente interesse verso la tradizione artistica e spirituale bizantina.

Anche io presento corsi di iconografia bizantina a Bari, in questa città ricca di testimonianze della cultura bizantina. I corsi rappresentano un vero e proprio percorso di apprendimento, non solo tecnico ma anche spirituale. Si insegna a conoscere i principi teologici e iconografici che sono alla base della pittura bizantina, nonché le diverse fasi di realizzazione di un’icona, dalla preparazione della tavola alla stesura dei colori e delle lumeggiature”.

Bruno Volpe


Pubblicato il 1 Marzo 2024

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