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L’argento ‘nativo’ di Santeramo

Il rapido avvento del Regno d’Italia impose la necessità di diffondere la conoscenza di questo nuovo organismo fra gli stessi sudditi. Si pensò allora a un Dizionario dei Comuni del Regno redatto alfabeticamente. Nel 1873, per accelerare i tempi, i Savoia pensarono bene di inglobare nell’opera un precedente analogo studio relativo al Mezzogiorno e redatto dai Borbone (il Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli del 1804). Spulciando nel Dizionario italo-sabaudo, Filippo Natuzzi nota che alla voce ‘Santeramo’ si parla dell’esistenza di “una miniera d’argento negletta a causa della grande spesa”. L’annotazione conferma in sintesi quanto afferma il precedente Dizionario borbonico: “Anni addietro in questo territorio si scovrì una miniera di argento, ma fattone il saggio, come la spesa uguagliava quasi il prodotto, fu lasciata in abbandono”. Qui di parla di ‘miniere’, ‘saggi’, calcoli… Ma quando mai l’argento in Puglia. Possibile che, prima i geologi del Borbone, poi quelli del Savoia abbiano preso un granchio così grosso? L’argento è presente soprattutto dove abbondano zolfo e piombo, elementi estranei alla geologia pugliese, per cui… A meno che qui non si parli di ‘argento nativo’, ovvero di argento allo stato libero, non ‘legato’ ad altri elementi come zolfo e piombo, appunto. Non è rara qua e là la presenza di piccoli giacimenti superficiali in cui l’argento si presenta in forma di rari cristalli di forma laminare, spesso allungata e filamentosa; altre volte l’aspetto di questi cristalli somiglia a scheletriche efflorescenze o a ciocche arricciate. Dunque, una piccola insignificante miniera d’argento a cielo aperto, snobbata a ragion veduta. Tuttavia, che fine ha fatto quel giacimento superficiale? Strano che se ne sia persa traccia. Diversamente, quegli affioramenti, al pari di una masseria, uno iazzo o una chiesetta rupestre, rappresenterebbero oggi una piccola attrazione per i tanti escursionisti che battono i sentieri dell’Alta Murgia. Che tutto sia stato cancellato da colate di asfalto e calcestruzzo ? E’ possibile. In ogni caso, niente argento nel santermano. Al più, un po’ di bauxite. Questa roccia sedimentaria non è affatto rara in Puglia, soprattutto sull’Alta Murgia. Una volta, quando l’estrazione dell’alluminio dalla bauxite era economicamente conveniente, migliaia di minatori si guadagnavano il pane sgobbando nelle miniere di Spinazzola (altre miniere erano attive a San Giovanni Rotondo e ad Otranto). Tornando all’argento, le poche miniere italiane in attività sono in Calabria (Bivongi e Longobucco), in Trentino (Villandro) e in Sardegna (Sarrabus).

 

Italo Interesse

 

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