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L’arte e il suo grande valore terapeutico: collettiva Art Brut 22 a Santa Teresa dei Maschi

“La mia paura della vita è necessaria per me, così come la mia malattia. Senza di loro sarei una nave senza timone. Le mie sofferenze fanno parte di me stesso e della mia arte. Sono indistinguibili da me e la loro distruzione distruggerebbe essa stessa “. Con queste parole il celebre artista Edward Much descriveva la profonda relazione esistente tra il proprio disagio psichico e la sua arte. Significative per comprendere il delicato e complesso rapporto che lega talvolta l’espressione artistica a situazioni problematiche interiori e psichiche di vario genere. La storia ci ha dimostrato che grazie  al veicolo potente dell’arte spesso riescono a venire fuori con la propria potenza e talvolta in maniera così incisiva da segnare addirittura un’epoca e anticipare i tempi futuri. Ne parliamo con il Maestro Miguel Gomez, noto artista internazionale e direttore di Bibart, la (Biennale di Bari), che nella sede storica di Santa Teresa dei Maschi qui a Bari ha organizzato la collettiva’ Art Brut 22’ – Collettiva di Art Brut e Outsider –  visitabile fino al 18 giugno,  insieme all’agenzia di artisti Art Brut nata nell’ambito di “Occhi Verdi”, Associazione di ex pazienti, di artisti, di volontari, promossa dal GRUPPO PHOENIX, ente Gestore di strutture riabilitative psichiatriche. Il concetto di Art Brut (che significa letteralmente arte grezza o spontanea) nasce  nel 1945 ad opera di  Dubuffet, per indicare  produzioni artistiche realizzate da non professionisti o pazienti dell’ospedale psichiatrico operanti al di fuori delle norme convenzionali estetiche( psicotici, carcerati, persone a digiuno di cultura artistica).

Qual è il senso di questa mostra?

Abbiamo cercato attraverso vari stimoli di restituire la giusta dignità artistica e umana a persone che attraverso l’arte in qualche modo rielaborano i propri percorsi problematici trovando ispirazione e forza di esprimersi attraverso la propria personale modalità percettiva. Sono autodidatti che si cimentano in maniera istintiva con i mezzi artistici: alcuni di loro sono stati seguiti a livello tecnico dalla docente artista e fotografa Carmen Toscano, proprio per dare ulteriore valore e spinta motivazionale al loro percorso, che non è più fine a se stesso ma acquisisce un senso nuovo, inserendo nel mondo dell’arte contemporanea ciò che fino ad ora era stato un po’ relegato unicamente a modo di esprimersi amatoriale e di supporto. Permettendo anche al paziente stesso di vendere il prodotto finale e così conferendo a livello psicologico una progettualità costruttiva e di gratificazione che in molti casi porta ad un notevole miglioramento delle condizioni di salute.”

Da cosa nasce l’idea di ambientare questo genere d’arte a Santa Teresa?  

“ L’idea è nata dal nostro incontro con Pasquale Rubino,( che in questa occasione espone anche lui alcune sue opere) presidente del gruppo Phoenix. Ha trovato molto interessante questa sede e abbiamo deciso così di dare il via a questi eventi, ne seguiranno molti altri. Stiamo pensando addirittura di creare un museo di Art Brut simile a quello esistente a Losanna.”

In quale misura quindi l’arte risulta essere terapeutica in questi casi ?

 “ Direi che l’arte ha un valore terapeutico enorme e questo da sempre. Pensiamo per esempio alla cromoterapia, se poi consideriamo che attraverso il disegno e la pittura si è in continuo contatto con parti di noi che andiamo a sondare e conoscere rielaborandone i contenuti, è facile comprendere quanto bene possa fare l’arte a persone che hanno difficoltà di questo tipo. E tutto ciò non avviene per costrizione, come potrebbe avvenire durante altre pratiche mediche, ma avviene appunto magicamente in maniera spontanea e autentica.Tutto ciò apporta notevoli benefici all’anima, non può rappresentare la completa guarigione ma sicuramente aiuta a  prendere qualche pillola in meno. C’è stata poi attraverso questo evento una grande spinta alla coesione tra gli artisti partecipanti e ciò non può che giovare.”

Potrebbe illustrarci alcune tra le opere più significative di questa mostra?

“ Potrei citare, tra gli altri, le opere di Andrea Colonna:  volti/stravolti di donne dai tratti che sembrano in continua composizione/scomposizione su cromatismi in azzurro. Un giovane che ha appena terminato il proprio percorso terapeutico. Abbiamo avuto modo di seguirlo fin dall’inizio di questo suo esprimersi notando in lui notevoli capacità poetiche e comunicative. Grazie all’aiuto di Carmen è riuscito ad acquisire piena padronanza dei mezzi pittorici atti ad esprimere al meglio i contenuti che la sua arte voleva veicolare. Oppure, per esempio, i  particolarissimi dipinti pop di Filippo Mitola, che non aveva mai avuto elementi di tecnica ma che è riuscito a tirar fuori il proprio mondo esprimendosi in maniera originale e unica. La bellezza di tutto questo è che questi artisti si esprimono senza filtri, in maniera immediata riversano sulla tela ciò che hanno dentro. Senza essere influenzati da una cultura artistica preesistente  o da modelli precedenti. “

Come la vede questa riapertura, ci sono segni di ripresa nel mondo dell’arte? 

“ Ho notato molta affluenza di pubblico e partecipazione e ne sono felice. C’è una ripresa anche dal punto di vista delle vendite, e della voglia di investire nell’arte. Tutti aspetti assolutamente positivi.”

Rossella Cea

 

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