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L’artista pugliese che racconta la vita attraverso il recupero di un disordine materico

In questa “grandiosa tragedia”, come la definiva Dalì o “immane catastrofe” come sosteneva De Chirico, che è diventata l’Arte Moderna di oggi, in cui il caos regna sovrano e tutto e il contrario di tutto sembra essere stato detto e fatto, inscatolando perfino ‘merda d’artista’, forse ci sono ancora quelli che, procedendo umilmente e silenziosamente nella loro ricerca verso un proprio stile, tentano di fare della personalità la loro carta vincente. Stiamo parlando delle interessanti e per certi versi inquietanti opere del pugliese Giuseppe Masdea. Artista presente nel panorama internazionale da oltre vent’anni, scoperto dal critico d’arte Michele D’Avanzo, che si distingue per un particolare modo di esprimersi in cui una sorta di realismo magico e ‘racconto nel racconto’ sembrano trovare una personalissima ed equilibrata sintesi tra materico e pittorico, regalando allo spettatore emozioni e riflessioni intime inattese. Osservando le sue opere colpisce il recupero di immagini figurative e astratte fissate nel rilievo dei ricordi, che assumono importanza attraverso finestre aperte su un tempo proprio, esterno e interiore, che comunicano tra loro seguendo percorsi misteriosi: una specie di matrioska di vissuti personali che si amplifica acquistando senso.

Da cosa è partita la sua ricerca?   

“Ho sempre ammirato gli artisti che si distaccavano dalla massa tentando di distinguersi nei particolari, come per esempio faceva a suo modo Modigliani, allungando collo ed occhi alle sue modelle. Dopo essermi cimentato per anni nella pittura figurativa, ho deciso di cambiare completamente stile, operando sui materiali e sulle composizioni, volevo creare qualcosa di nuovo, che fosse completamente frutto del mio stile unico e personale.”

Quali materiali utilizza e come avviene la creazione delle sue opere?

“Mi piace recuperare sacchi di iuta o   materiali già utilizzati e dipingerci sopra in maniera astratta, creando delle composizioni inusuali e particolari, i cromatismi che prediligo sono quelli del nero che in qualche modo riescono a raccogliere linee e contorni dei materiali che utilizzo, creando una sorta di astrattismo materico misto “

Quali sono stati i suoi modelli?

“Sono sempre stato affascinato dalla ricerca di Burri, da questo suo modo particolare di mettere insieme materiali senza che vi fosse un intervento artistico preciso di qualche tipo, o per esempio dalle linee personalissime di Stefanoni, e da tutti quegli artisti che operavano per sottrazione togliendo l’immagine dall’opera e a poco a poco lasciando unicamente quelle linee che sono tratto distintivo di un determinato stile. Mi affascinava moltissimo anche il grande Schifano, che a un certo punto della sua carriera approdò ad una concezione di stile molto simile alla mia, e fu uno dei primi a farlo”

Nelle sue opere compare spesso il tratteggio di un gabbiano, cosa rappresenta questo suo tratto distintivo?

Mi piace l’idea di questo gabbiano che compare sfumato quasi impercettibile facendo capolino nelle mie opere, mi ricorda la mia terra, è una specie di senso di appartenenza che mi contraddistingue e segna il mio percorso”.

Cosa vuol dire fare arte oggi?

“Fare arte oggi significa innanzitutto abbandonare il vecchio modo di fare pittura: non è più pensabile che l’arte sia unicamente tecnicismo e arte figurativa, bisogna impegnarsi in una ricerca che porti a qualcosa di nuovo e di unico, anche con il rischio di abbandonare completamente la pittura, in un mondo in cui tutto è stato detto e fatto possiamo solo puntare sulla personalizzazione, su ciò che può diventare elemento peculiare distintivo di un artista, trovando una maniera ‘ tutta nostra’ affinché questo venga percepito dallo spettatore.”   

Alcune opere di Giuseppe Masdea sono attualmente esposte a Bari presso lo spazio Divitas di Andrea Lanzolla, nella mostra Onde D’arte, visitabile fino al 31 Gennaio.

Rossella Cea

 

 

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