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L’Aspro di Santa Palacena

Fra Zapponeta e Torre Rivoli, a seicento metri dalla costa, ad una profondità di sette metri, in un punto noto alla gente di mare della zona come l’Aspro di Santa Palacena, giacerebbero i resti di un centro abitato cui è stato dato un nome : Santa Pelagia. Il condizionale è d’obbligo. I sostenitori dell’esistenza di Santa Pelagia possono fare affidamento solo sulla parola di vecchi pescatori e sub. I primi parlano di tegole e forme di basolato rimaste impigliate nelle reti (qualcuno ha mai visto questi reperti?), oltre che di sagome di case e strade, visibili soltanto con l’acqua limpida. I secondi riferiscono di un fondale livellato e come composto da un regolare mosaico di chianche… (non ci voleva molto a scattare una foto). Quanto alla Santa, la storia (documentata) è questa : alla fine del IV secolo dopo Cristo, a Siponto, moriva in odore di santità una matrona (Pelagia, appunto) che aveva abbracciato la fede cristiana. In suo onore la famiglia elevò una chiesa in riva al mare fra Zapponeta e Torre Rivoli. Poco a poco intorno al tempio si raccolsero case. Questa borgata periferica di Siponto sopravvisse sino all’anno Mille, epoca in cui un maremoto o un bradisismo fece sì che l’Adriatico la ingoiasse. Finita la storia, comincia la leggenda di una città sommersa, addirittura di un’ “Atlantide pugliese”. Qui si esagera. Ci sarà pure una ragione se nessuna campagna archeologica è stata avviata in proposito. Certo, indagare a sette metri di profondità richiede cifre imponenti, tuttavia per una cifra ragionevolissima è possibile valutare se il sito è d’interesse archeologico o no. Nemmeno questa spesa è stata presa in considerazione, Tutto ciò vorrà dire qualcosa. Ugualmente l’Aspro di Santa Palacena deve nascondere qualcosa. Qualcosa, chissà, come il relitto di una nave da carico romana carica di materiali da costruzione. Un carico di tegole e tavelloni sparpagliato sul fondale può ispirare a pescatori e subacquei in buona fede l’idea di strade e case. E il sito di Santa Pelagia, allora? Intemperie, cattiva qualità dei materiali e incuria possono facilmente avere ragione di una chiesetta e di quattro casupole attorno. Di un villaggio di nessun conto che muore poco a poco tra la generale indifferenza ci si accorge solo quando è sparito. Della sua fine, allora, si può dire quello che vuole. In che non torna a disdoro di niente e nessuno. Anzi. La violenza dei cataclismi finisce sempre col conferire grandezza alle persone o alle cose che ne abbiano fatte le spese. Sicché, una borgata insignificante assurge al rango di una Pompei o addirittura di un’Atlantide.

Italo Interesse

 

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