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L’assessore Palone si è dimenticata del rudere dell’ex Ostello della Gioventù?

La scorsa settimana l’Amministrazione comunale barese, su proposta dell’assessore allo Sviluppo economico e al Mare, Carla Palone, ha approvato gli studi di fattibilità riguardanti alcune strutture demaniali marittime ubicate lungo la costa cittadina (che – come è noto – va da Torre a Mare fino a Santo Spirito) e che da tempo sono in stato di abbandono, a seguito di dismissione da parte dei rispettivi concessionari pro tempore. Trattasi complessivamente di sei immobili, due a Palese, l’ex ristorante “L’Ancora” sul lungomare Nicola Massaro e l’ex ristorante “La Vela 2” sul lungomare tenente Saverio Noviello in prossimità del Titolo, uno sul lungomare Cristoforo Colombo a Santo Spirito, il deposito costiero della ex società “Mitiladriatica”, uno in località San Giorgio, ex sede del ristorante “Lo Svago”, e due a Torre a Mare, ovvero l’ex ristorante Grotta Regina e l’ex lido della Polizia di Stato. La delibera in questione altro non è che una mera enunciazione di buoni propositi da inserire all’interno del Piano comunale delle coste, al fine di valutare, a fronte dell’effettivo stato dei predetti manufatti, i possibili interventi di riqualificazione, demolizione e ricostruzione, in conformità agli strumenti urbanistici vigenti, i piani di investimento necessari e, soprattutto, la loro possibile destinazione futura, in coerenza con gli intenti di utilizzo del territorio programmati dall’amministrazione. In realtà, di strutture costiere fuori uso lungo i circa 28 chilometri della costa barese ce ne sono forse più di sei, poiché almeno nella parte nord del capoluogo, vale a dire sulla parte di litorale tra Palese e Santo Spirito, vi sono anche altri due immobili demaniali, l’ex ristorante “la Barcaccia” e l’ex ristorante “Il Galeone”, che probabilmente sono stati assegnati in concessione dal Comune di Bari, ma che da anni sono ugualmente in stato di degrado ed abbandono. Quindi, l’Amministrazione barese non solo si era dimenticata delle strutture di cui ora ha approvato una sorta di pianificazione sul da farsi per ciascuna di esse, ma probabilmente per quelle escluse dall’elenco si invece dimenticata verosimilmente di mettere in mora gli assegnatari sui tempi di inizio della concessione e, quindi, sull’inizio e conclusione degli interventi di ristrutturazione, al fine dell’effettiva entrata in esercizio del bene affidato. Ma c’è di più! Sul tratto palesino del lungomare a deturpare il panorama costiero locale c’è un’altra imponente struttura che da circa tre anni è di proprietà comunale. Trattasi dell’immobile che fino alla fine degli anni Novanta del secolo scorso ospitava l’Ostello della Gioventù. Infatti, come si ricorderà, dopo circa vent’anni di abbandono e promesse non mantenute da parte delle diverse Amministrazioni regionali che si sono succedute dal 2000, l’Ente ultimamente proprietario per legge dell’immobile, ossia la Regione Puglia che era subentrata al disciolto Ente provinciale per il turismo, lo ha ceduto a Comune, che ora ne è proprietario a tutti gli effetti, ma del cui recupero strutturale e funzionale finora, salvo la propaganda di circostanza, non ha ancora fatto sapere nulla ai cittadini della ex frazione nella quale è ubicato il predetto immobile. E proprio l’assordante silenzio sul rudere dell’ex Ostello della Gioventù da parte dell’amministrazione Decaro ha provocato in molti cittadini locali il dubbio che l’iter avviato recentemente dall’assessore Palone, per il recupero delle strutture demaniali fatiscenti e presenti lungo il tratto di costa di Palese e Santo Spirito, non avrà certo tempi brevi. O, forse, meglio l’iter potrebbe anche essere rapido, ma l’esito finale probabilmente potrebbe essere privo di soluzione concreta. Infatti, da ciò che pare di capire il Comune si appresta a bandire le gare per l’assegnazione delle singole strutture costiere, che potrebbero anche andare deserte qualora non ci fossero interessati alla loro presa in concessione. Ma, prescindendo dall’esito di tali bandi, ciò che lascia particolarmente perplessi alcuni di coloro che a livello locale si dichiarano scettici su una soluzione rapida del degrado in cui versano le su citate strutture costiere è dato dal fatto che per taluni di questi manufatti, vedi ex ristorante “L’Ancora” ed ex deposito “Mitiladriatica”, il piano di fattibilità recentemente approvato dalla Giunta barese prevede una vera e propria opera di demolizione e di ricostruzione delle rispettive strutture, al fine di poter effettuare quegli arretramenti stradali che poi consentirebbero di uniformare la carreggiata, attualmente ristretta, in corrispondenza di detti manufatti. In altri termini, Il Comune, per uniformare il locale lungomare in corrispondenza dell’ex ristorante “L’Ancora” e dell’ex “Mitiladriatica”, metterebbe a carico degli eventuali e futuri concessionari di questi immobili l’opera di demolizione ed arretramento. In verità, appare alquanto improbabile che, con i tempi di crisi economica che corrono, possano farsi avanti imprenditori disposti a farsi carico di interventi che interessano il bene oggetto di concessione “de relato”, in quanto riguarderebbero principalmente un’opera, quello di allargamento stradale per l’appunto, che è esclusivamente d’interesse pubblico. Difatti, ha esclamato uno di quei cittadini scettici: “Di questi tempi sarebbe già un miracolo trovare chi si fa carico di mettere su un’attività commerciale in strutture bisognevoli di costante manutenzione, quali sono quelle sulla cosa. Figuriamoci se, poi, deve anche provvedere ad adeguarle a necessità che non riguardano direttamente l’oggetto di concessione, ma l’interesse del Comune ad allargare la strada!” Un’utopia. Come lo è stata finora l’attività del Comune per evitare il degrado del lungomare di Palese e Santo Spirito. Non a caso un’utente locale di Facebook, nel suo commento al post giornalistico che ha dato notizia dell’imminente recupero di sei strutture della costa barese, ha scritto: “Speriamo che ciò corrisponda a verità o è solo un altro modo per gettare fumo negli occhi a noi poveri cittadini!” Non ci vorrà molto tempo, forse, per capire effettivamente come andranno i fatti.

 

Giuseppe Palella

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