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L’atleta di cristallo

Bari non ha mai partorito talenti pugilistici, ad eccezione di Enzo Fiermonte, tra l’altro salito all’attenzione delle cronache più per i suoi trascorsi mondano-cinematografici che sportivi. Tecnicamente era un boxeur di buon livello. Nella categoria ‘pesi medi’ disputo 56 incontri vincendone 43 (10 per KO), pareggiandone 3 e perdendone 10 (6 per KO). Nato a Bari il 17 luglio 1908, Fiermonte si laureò campione tricolore nel 1931. A troncargli una carriera che prometteva molto fu una donna, Madeleine Force Astor Dick, ricca vedova di un miliardario statunitense scomparso nella tragedia del Titanic. Il matrimonio con questa matura signora ( lei aveva 15 anni di più) e il conseguente passaggio ad una vita fastosa lo allontanò per sempre dal ring. Il matrimonio durò 5 anni. Al ritorno in Italia, Fiermonte, che già per i suoi tratti maschi e accattivanti si era conquistato la fama di ‘bello del ring’, pensò bene di prestare al cinema la sua fotogenia, il fisico prestante e la duttile caratura atletica (che invece altri pugili non avevano e che gli consentì sul set di recitare oltre il ruolo del boxeur anche quelli di spadaccino, pistolero, guappo, poliziotto…). L’esordio avvenne nel 1941 con “L’ultimo combattimento” per la regia di Piero Ballerini (nella circostanza Fiermonte collaborò come soggettista avendo il film per oggetto la storia di un pugile in fine di carriera). Iniziava così una lungo percorso sul grande schermo che lo vide presente in oltre cento film, talora anche sotto pseudonimo (William Stockridge, Glenn Foster…). Pur non riuscendo mai a evadere  dal cliché del personaggio aitante, muscoloso e gaio, Fiermonte ebbe modo di prendere parte – sia pure in ruoli marginali – a film di grande qualità (‘Rocco e i suoi fratelli’, ‘Gruppo di famiglia in un interno’ e ‘Odissea’) o di grande successo commerciale (‘Quo vadis’, ‘Continuavano a chiamarlo Trinità’…). Agli inizi della carriera cinematografica Enzo Fiermonte si cimentò anche con la regia (ma sotto lo pseudonimo di William Bird) e con a sceneggiatura. “L’atleta di cristallo”  (1946) è la storia – un po’ anche autobiografica – di un pugile (il protagonista è interpretato dallo stesso Fiermonte, questa volta col suo nome) che, costretto a lasciare la boxe per un infortunio, si dà alla deboscia e arriva persino a insidiare la casta fidanzata del fratello, anch’egli pugile. Quando, vittima di un grave incidente, la fanciulla ha bisogno di un intervento chirurgico, egli si sostituisce con un sotterfugio al fratello in un impari incontro di boxe che gli costa la vita. Girato quasi interamente a Bari, prodotto da Guido Marchigiani per la Monte Film di Bari e mal distribuito, malgrado le buone interpretazioni di Fiermonte, Giuseppe Spadaro e Marisa Vernati, il film passò quasi inosservato. Fiermonte non ripeté più l’esperienza dio regista. E’ morto a Mentana il 22 marzo 1993.
italointeresse@alice.it
 

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