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L’Atleta ignoto e il Maestro

Chi era l’Atleta di Taranto? Con questo nome sono noti i resti maschili trovati all’interno di una fastosa sepoltura dell’era greca venuta alla luce nel capoluogo jonico nel 1959. Ora quello scheletro, miracolosamente intatto e ancora all’interno del proprio sarcofago, riposa in una sala del Museo Archeologico di Taranto. Da una serie di dettagli e dall’eccellente stato di conservazione delle spoglie gli studiosi hanno potuto concludere che quel giovane, morto intorno ai trent’anni e vissuto fra il 500 e il 480 avanti Cristo, era stato un agonista pluripremiato nella specialità del pentathlon ai Giochi olimpici e panatenaici. Impossibile dargli un nome, per quanto forte sia la tentazione di chiamarlo Icco. Vissuto a Taranto nella seconda metà del V secolo avanti Cristo, Icco si affermò nella gara del pentathlon nel 472, in occasione dei giochi della 77esima Olimpiade, successo per il quale gli eressero un monumento nel tempio di Era a Olimpia. Il poco che si sa di  lui lo dobbiamo a pochi cenni di Platone (‘Protagora’ e ‘Le Leggi’), Claudio Eliano, Pausania, Eustazio di Epifania e Stefano Bizantino. Oltre che un atleta senza concorrenti, Icco fu soprattutto un maestro. Rettore del Ginnasio tarantino (scuola di formazione fisica per i giovani), Icco innovò l’insegnamento introducendo concetti rivoluzionari, il principale dei quali fu l’aver messo l’alimentazione alla base della preparazione atletica. Icco raccomandava ai suoi allievi un regime dietetico moderato e frugale (che escludeva le pietanze troppo elaborate e l’abuso alcolico) e l’abbandono di cattive abitudini come la pratica del sesso nell’imminenza delle gare. Più in generale Icco propugnava uno stile di vita sobrio, da cui l’atleta avrebbe ricavato determinanti ricadute sia sul piano spirituale che su quello sportivo… Quanto visse Icco? Certamente non poco. Maestri non si diventa in fretta. Serve tempo per acquisire esperienza ed altrettanto tempo per trasmetterla. E poi un uomo che si applichi col giusto regime di vita alla conservazione di un dono di natura – una salute di ferro – non muore giovane. L’ignoto Atleta tarantino, dunque, non poteva essere Icco. Ma dovette esserne un allievo, forse il prediletto. Un eroe troppo ‘giovane e bello’ per vivere a lungo. Di che morì ? Fra le giunture della scapola sono stati rilevati segni che fanno pensare ad una forma di artrite. Troppo poco per spegnersi anzitempo. Ma un incidente agonistico può essere preso in considerazione. Nell’odierna lotta greco-romana le norme di gara sono così severe che l’atleta non rischia più di una slogatura. Non sappiamo invece ai tempi Olimpia : Una presa ai limiti del consentito e l’osso del collo che fa crak…

 

Italo Interesse

 

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