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Le antenne sulla città: sta arrivando il ‘5G’

E’ giunto il momento di cominciare a parlarne a fari accesi e occhi della mente aperti per fare chiarezza – o almeno provarci – sulla nuova tecnologia 5G che ha già messo in campo, come al solito, grandi interessi e altrettanto grandi comitati d’affari. Dalle nostre parti hanno già espresso pareri, più o meno positivi, all’ingresso sulle nostre teste l’Agenzia pugliese che controlla l’ambiente (Arpa), in altri casi molto, ma molto più prudente prima di dare responsi e l’Associazione dei comuni italiani (Anci) che, con una missiva rivolta ai Comuni che hanno l’onere di individuare i piani di sviluppo della nuova rete mobile. Dunque, occorre comprendere, studiare, raccogliere quante più informazioni sulla tecnologia di quinta generazione, affinché le competenze amministrative da porre in atto –almeno per quanto concerne la pubblica amministrazione – siano inquadrate in un chiaro contesto giuridico. Vale a dire non subordinato al profitto, tenendo conto della corposa e poco citata letteratura scientifica che tratta l’importanza dei risvolti sanitari che questo “progresso” ha sulla salute pubblica, come sanno bene i componenti del comitato <<NO 5G>> di Bari al quale, però, nonostante convegni e seminari organizzarti tra Bari e i comuni dell’area metropolitana, non è mai stato riservato molto spazio sui quotidiani locali. Eppure proprio il comitato barese non ha mai tralasciato l’aspetto sanitario, medico, scientifico, ovvero l’impatto che questa nuova tecnologia ha sulla salute del pianeta e dei suoi abitanti. Alcuni passaggi saranno ripetitivi per il sindaco Antonio Decaro, avendo già ricevuto lettere dallo stesso comitato ‘No 5G’, ma loro ovviamente insistono perché venga accolta la richiesta innanzitutto per una moratoria della tecnologia 5G, sospendendo la sperimentazione avviata in Città e altrove, in mancanza di studi approfonditi. Richieste al Comune anche applicazione del principio di precauzione nel rispetto dell’ambiente e della tutela della salute, atteso che la mancanza di studi non possono determinare i rischi con ragionevole certezza e la partecipazione al procedimento amministrativo (ex L. 241/90) con proposta di un tavolo tecnico anche a tutela dei malati di EHS (Electromagnetic Hyper Sensitivity) e di quella parte di popolazione più debole come bambini, anziani e gestanti non tutelati dalla installazione delle nuove antenne in prossimità di ospedali che passeranno dalle attuali scuole, asili.

 

Cosa è il 5G?

 

E’ la rete che utilizzerà altissime frequenze che passeranno dalle attuali 3,5 GHz, già dal prossimo anno, a 26 GHz e oltre, nel range delle onde millimetriche (già note in ambito militare) con effetti biologici su ogni forma di vita presente nel mondo animale e vegetale. Queste frequenze sono efficaci su brevi distanze e ciò prevede l’installazione di un grande numero di nuove antenne per coprire ogni angolo delle aree urbanizzate con una densità prevista di segnale in grado di connettere un milione di dispositivi – simultaneamente – per km quadrato. Nessuno potrà più sottrarsi a questa tecnologia e alle radiazioni, nemmeno portatori di pace-maker o di protesi in titanio, a questi si aggiungano i soggetti deboli già menzionati. L’Italia ha, in merito alla radiazione elettromagnetiche, il limite più cautelativo vigente in Europa, tuttavia si prevede un innalzamento multiplo e cumulativo d’irradiazione elettromagnetica che, dagli attuali 6 V/m di campo elettrico salirebbe a 61 V/m. Assolutamente necessario per il progetto IoT – Internet of the Things – che prevede la connessione in rete di ogni dispositivo presente nelle nostra case: frigoriferi, forni, caldaie, televisori, e comunicherà i nostri consumi, le nostre abitudini, i nostri gusti….a chi? Se i limiti soglia saranno innalzati per permettere la connessione di un milione di dispositivi per km quadrato, che implica il funzionamento dell’Internet delle cose, saremo investiti da un campo elettromagnetico senza precedenti nella storia dell’umanità per 365 giorni all’anno, sette giorni su sette, ventiquattro ore su ventiquattro. La nota informativa ANCI riporta come esempio del valore di esposizione quello di un forno a microonde. Ma questo dispositivo nelle nostre case è sempre acceso? E’ con noi quando passeggiamo per strada, quando siamo al parco a correre, quando andiamo al mare o in montagna? E’ importante segnalare che, in merito ai bandi di assegnazione delle frequenze 5G, risulta che ministeri e lobbie annesse e connesse hanno omesso di chiedere parere preventivo all’ISS e al’ISPELS. Parere obbligatorio secondo la legge 833/1978. E bisogna pure sapere che il 5G nasce in ambito militare e alcuni Stati non ne hanno autorizzato l’applicazione, così come un numero crescente di Comuni ha optato per la moratoria, in attesa di evidenze scientifiche inequivocabili sull’assenza di danni fisiologici e ambientali. Ma soprattutto, siamo davvero sicuri che queste macchine saranno comandate da noi, risponderanno al nostro piacimento? Siamo stati noi cittadini a richiedere il 5G? Altre domande senza risposta. Invece il Comitato scientifico sui rischi sanitari ambientali ed emergenti (SCHEER) della Comunità Europea inserisce il 5G nella lista degli agenti pericolosi per l’umanità! In Puglia e a Bari in particolare sul tema sta prevalendo, come detto, la “”linea rassicurante””, rafforzata dalla presentazione del report del cosiddetto “piano Colao” che prevede digitalizzazione dell’intero Paese, spinta sul 5G e inevitabile innalzamento dei limiti/cautelativi italiani. Ma il Comitato ‘No 5G’ non molla, perseguendo sempre l strada del dialogo -….soliloquio? – con l’amministrazione e rispettando i limiti di legge, ma questo atteggiamento non premia. Mai, purtroppo…

 

Francesco De Martino

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