Cultura e Spettacoli

Le api e la Puglia, legame antico

Vuole il mito che, appena nato, Zeus venisse messo in salvo dalla madre, Rea (o Cibele). Il rischio che il piccolo correva era di fare la fine di Demetra, Era, Ades, Poseidone ed Estia, i suoi fratelli, tutti ingoiati dal padre Crono il quale così usava sbarazzarsi dei figli quando raggiungevano un età tale da rappresentare un pericolo per il suo trono. Rea mise in salvo Zeus nascondendolo in una grotta di Creta custodita da due ninfe, Adrastea e Melissa. Il nome di quest’ultima deriva dal greco ‘meli’, che vuol dire miele, da cui le altre due varianti Melitta e Mellita. Il significato è lo stesso per tutte : Colei che fa il miele, insomma l’ape. Stando alla leggenda, Melissa allevò Zeus nutrendolo col miele, che aveva imparato a sottrarre agli alveari (nella cultura greca il miele, considerato il cibo degli Dei, rappresentava una componente  importantissima in quei riti che prevedevano offerte votive). Nel territorio di Grumo Appula esiste una località detta ‘Mellitto’. Esiste attinenza fra questa contrada e il miele? Un tempo sulle querce di Mellitto non era infrequente trovare favi di api selvatiche… Antico è il legame fra il miele e la nostra terra. Nel Libro IV delle Georgiche, Virgilio fa dire a Coricius che il miele di Taranto è comparabile a quello dell’Attica. Intorno all’anno Mille in molti monasteri e chiese pugliesi, in occasione della benedizione del cero pasquale, il celebrante usava svolgere dal pulpito un rotolo liturgico cantando un elogio delle api. Su questi rotoli erano riprodotte scene di apicoltura e raffigurati alcuni tipi di arnia. Tali immagini sono presenti nei rotoli liturgici della cattedrali di Bari e Troia. Nel suo Statutum Massarium Re Manfredi dispose che ogni masseria ospitasse almeno un’arnia, se il territorio offriva alberi, fiori ed acqua. In questo caso la presenza di un apicoltore era obbligatoria e la quantità di prodotto raccolta ogni anno non doveva scendere al di sotto di nove libbre per il miele e di due libbre per la cera per ogni ‘cuparellus apium’ (arnia). Nella gravina di Massafra esistono la Grotta del Miele e la Grotta delle Navi ; ciò significa che nella prima veniva prodotto il miele e che nella seconda lo stesso miele veniva immagazzinato in attesa dell’imbarco. In un’altra gravina di Grottaglie, quella di Fantiano, esiste un antichissimo apiario ricavato scavando piccole nicchie nella parete rocciosa. Lo stesso tipo di arnia in pietra (o arnia-armadio) segna i muri esterni di due masserie, una nel territorio di Crispiano, l’altra in quello di San Pancrazio. In alcuni casi si ritiene che, là dove questo tipo di nicchia si presenta più larga del necessario, ovvero di dimensioni tali da accogliere piccioni invece che alveari, si tratti di apiari riconvertiti in colombaie.

Italo Interesse

 


Pubblicato il 19 Maggio 2018

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio