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Le coppie scoppiano in condominio

Nei condomini delle periferie dei grandi centri urbani si mescola la più varia fauna umana. La coabitazione può dar vita a frizioni come a situazioni amene. Quest’ultimo è il caso considerato da Gianni Clementi, autore di un testo – ‘Ma che bell’IKEA’ – che I Sani Da Legare, una compagnia di Tivoli, ha allestito per la regia di Gianni Uda. Lo spettacolo è andato in scena sabato scorso a Giovinazzo, nell’ambito della rassegna a cura del Gruppo Teatro Moduloesse. Due giovani coppie senza figli, si ritrovano gomito a gomito. La prima, piccolo borghese e con fumi di sinistra, si richiama allo storico modello coniugale Vianello/Mondaini. La seconda – tamarra – più vagamente ricorda gli Ivano e Jessica di ‘Viaggi di nozze’, celebre film di Verdone. Il diverso colore sociale dovrebbe tenere le coppie distati, invece le incuriosisce, le avvicina, infine le annoda. Servirebbero quattro attori. Qui invece ne basta la metà, sicché i contatti fra i due microcosmi vedono impegnati non più di due personaggi e sempre di sesso opposto. Il che, stante la strisciante insofferenza coniugale che accomuna ciascuna coppia schiude la porta a pruriginose attrazioni. Nel gioco seduttivo è la donna (Elisa Faggioni) l’elemento propulsivo, mentre l’uomo (Leonardo Alimonti) resta relegato al ruolo di spalla. La buona versatilità e il trasformismo di lei giustificano questo predominio. La regia di Gianni Uda fa il possibile per ovviare ai limiti del testo, che si presenta sì, sufficientemente brioso, tuttavia avaro di acuti e geometricamente prevedibile. Ricca, ma anche poco appropriata la colonna sonora, che con disinvoltura accosta cantautori italiani lontanissimi. – Col successivo ‘Altalena’, è calato il sipario su questa ventesima edizione di una rassegna sostenuta dalla FITA, ovvero la Federazione Italiana Teatro Amatoriale, e che continua a rivelarsi preziosa. Non basterà mai ribadire la necessità di sostenere il teatro amatoriale, spesso fucina di talenti destinati al professionismo. Salvo il caso dei parrocchiani o degli ospiti di case di riposo impegnati in recitine natalizie, il teatro amatoriale è espressione d’arte sempre dignitosa. Perché i cosiddetti ‘dilettanti’, non essendo schiavi del sistema o del mercato, possono concedersi il lusso di scegliere e mantenere alta la fiamma della propria passione. Lo stesso non può dirsi per quei teatranti di mestiere, anche di buona caratura, i quali per il fatto d’essere in credito con la sorte spesso si vedono costretti a cosacce con cui giustificare l’esistenza dell’avida ex Enpals e assicurarsi un giorno la più misera delle pensioni. Ne abbiamo visti troppi di artisti di grido morire in miseria. Sconcio al quale la legge Bacchelli ha posto un argine appena modesto.

Italo Interesse

 

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