Cultura e Spettacoli

Le opere di Mare Compresso in mostra a Granada e Zurigo

Nuove tappe espositive per l’artista barese Rossella Cea

Rossella Cea

Altre due tappe espositive di prestigio coloreranno l’estate della poliedrica artista barese Rossella Cea, che dopo aver portato in Puglia per la prima volta lo scorso anno le opere astratte della sua collezione Mare Compresso, espone nel cuore di Granada, in Spagna, presso la sede internazionale di ABG Gallery, fino al 31 agosto. Il 22 agosto, invece, l’attende la fiera internazionale di Zurigo SwissArtExpo. Traduttrice e giornalista, la Cea nasce artisticamente come fumettista, dopo l’incontro con il maestro Peroni. Passa poi alla pittura, e in pochi anni le sue opere fanno il giro del mondo: Roma, Firenze, Venezia, Atene New York, Miami, Dubai, Berlino, Palma di Maiorca, Cina, Basilea, sono solo alcuni dei luoghi in cui ha esposto, partecipando ai festival dell’arte e alle biennali più rinomate del pianeta, e lasciando le sue opere perfino a Wuxi, a Shanghai, dopo essere stata invitata al Festival delle eccellenze dell’arte italiana.

Tra lei e l’arte quando è scoccata la scintilla?

«In realtà più che di scintilla, io parlerei di fuoco sacro. Quello con cui nasci e che sei destinato ad alimentare, anche se sulle prime non te ne rendi conto, perché l’ambiente intorno a te ti ha portato a seguire altre strade. Le passioni autentiche non possono mai morire, e le difficoltà non fanno altro che ingigantire quel fuoco».

Difatti lei ha sempre lavorato anche nel settore giornalistico e della traduzione, occupandosi del settore cultura e spettacoli, ha scritto, tradotto e pubblicato testi e articoli. Queste attività come sono conciliabili?

«Non è raro che molti artisti siano anche portati per la scrittura, pensiamo per esempio a Van Gogh, o a Frida Kahlo, che scrivevano meravigliosamente, come tanti altri. Mi occupo molto anche di arte e di artisti, quindi in definitiva di tutto ciò che riguarda questo settore: dalla musica, alla pittura, fino alla letteratura. Arte è un unicum. Viverla vuol dire renderla respiro quotidiano, stile di vita imprescindibile».

Dopo aver portato le opere di questa nuova collezione in diversi luoghi del mondo, lo scorso anno ha realizzato le sue prime personali in Puglia, a Turi a Palazzo Cozzolongo, e poi a Bari nella sede di Banca Generali. Come mai ha evitato di esporre in Puglia per così tanto tempo, preferendo altre mete?

«Il discorso è molto lungo e complesso. Diciamo che vent’anni fa la Puglia non era certo quella che è adesso, e per chi voleva fare seriamente arte le opportunità erano davvero poche. Negli ultimi anni c’è stata un’apertura verso il settore dell’arte contemporanea notevole, con un proliferare di eventi e contatti con le realtà esterne, certamente e paradossalmente più consolidate nell’ambito del mercato. Il problema è che qui tutto si realizza ancora a livello superficiale. C’è tanto da svecchiare. La cosa più difficile è riuscire ad abbattere modi di pensare radicati atavicamente in stereotipi, che ancora avvolgono e limitano fortemente gli artisti e chi vuole inserirsi in questo settore. Primo fra tutti che chi fa arte non si deve pagare, come se non fosse un lavoro vero e proprio. Già soltanto per questo il nostro territorio meriterebbe di essere abbandonato. Ci vorrà ancora molto tempo prima di eliminare il marcio che ancora affligge il nostro sud, e che si manifesta nella corruzione, nella chiusura ad oltranza, nell’ atteggiamento mafioso, nel fingere di non vedere meriti reali e tangibili… In ogni caso diversi passi avanti sono stati fatti e bisogna prenderne atto. Le cose stanno cambiando, speriamo in meglio».

Lei fa moltissimo per promuovere gli artisti sul territorio, attraverso il suo lavoro da giornalista, quale pensa sia l’aspetto più bello di questo compito?

«Innanzitutto promuovere la cultura e chi davvero merita. Non abbandonare chi si sente perduto ed è costretto ad andare via per riuscire a realizzare il proprio sogno. Sentirsi traditi dalla propria terra è una delle sensazioni più ingiuste che possano esistere. Poi vedere la felicità negli occhi degli artisti, dei musicisti, degli scrittori, di chi si sente compreso e rappresentato al meglio dalla stampa è sempre una soddisfazione che non ha prezzo».

  1. D’ Onofrio


Pubblicato il 7 Agosto 2025

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