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Le ragioni di Maria al Nuovo Abeliano

Con intelligente senso della modernità Damiano Nirchio rivisita il più celebre racconto di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann (Schiaccianoci e il re dei topi) e ne cava lo spunto per un allestimento teatrale. Molto buona l’accoglienza del pubblico per questo Progetto Senza Piume diretto dallo stesso Nirchio e da Annamaria de Giorgio e che, già reduce dai successi del Van Westerhot, è rimasto in cartellone al Nuovo Abeliano fino ad avantieri. Rivolto ad un pubblico dagli otto anni in su, ‘Lo Schiaccianoci’ si presenta volutamente spoglio dell’enfasi a cui le numerose trasposizioni coreutiche ci hanno abituati, né se ne ostenta il calore, che invece viene lasciato a scottare come brace sotto la cenere. Nirchio e De Giorgio puntano tutto su un fondale e quattro sedie (scene e costumi: Franco Colamorea). Il resto lo fanno il gesto e il dinamismo del cast. Intorno ad una ben ispirata Antonella Carone (Maria, la bimba protagonista) si muovono Elisabetta Aloia, Alessandro Epifani e Loris Leoci, interpreti versatili nei panni ora di genitori inaffidabili, ora d’insegnanti scrupolosi o di compagni di classe prepotenti e ricattatori. A tutto questo Čajkovskij è trasversale: Con discrezione, quasi fosse stato composto per l’occasione, lo spartito del Maestro interseca i momenti topici della vicenda. Rilevante il ruolo del disegno-luci (Giuseppe Ruggiero): Ombra, penombra e luce colorano un serrato inseguirsi di giorno e notte, di guerre interiori e scontri in campo aperto, di silenzi e parole roventi. Uno spettacolo sobrio; sobrietà che si spinge al minimalismo quando il racconto si affida alla ‘confessione’ degli interpreti schierati in proscenio a raccontare l’andamento delle cose come testimoni di un fatto esemplare (unici momenti in cui lo spettacolo conosce flessioni). Uno spettacolo intenso, che passo dopo passo si fa occasione per riflettere sulla fatica d’esistere e sulle pur faticose possibilità di frangere il guscio – più o meno solido a seconda dei casi – che a tutti serra il cuore e che tutti piega ad una falsità comunque dannosa, rivolta ch’essa sia verso se stessi o il prossimo. Da storia di colore natalizio, quella di Maria evolve così nell’apologo di un mondo incattivito al punto da smarrire il pudore di velare le vergogne. Ma siccome la speranza è come l’erba cattiva, questo ‘Schiaccianoci’ regala ancora una possibilità a padri e madri nevrotici, a bulli e relative vittime. Al termine dello spettacolo gli interpreti hanno cercato il dialogo con la platea. Gli interventi, acuti e avidamente curiosi degli spettatori più piccoli hanno confermato la riuscita del lavoro.

Italo Interesse

 

 

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