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Le sette donne di Lisa

A un certo punto della sua carriera di showgirl Lisa Angelillo avverte l’esigenza di fermarsi a riflettere sulle grandi figure femminili del mondo dello spettacolo e della cultura che hanno concorso a formarla. Ma la lista è lunghissima. Sceglie allora di procedere per temi, cominciando da quello che accomuna donne segnate dall’inquietudine, inette a gestire il proprio talento e per tutta la vita prive di quelle figure di supporto che nelle congiunture peggiori sanno essere determinanti. La Angelillo seleziona così sei personaggi (Judy Garland, Edith Piaf, Mia Martini, Amy Winehouse, Nina Simone, Gabriella Ferri), a cui aggiunge un settimo nome, quello di Alda Merini, figura estranea allo star-system, è vero, eppure autrice di versi il cui spessore e la cui musicalità meriterebbero l’attenzione di una cantante di levatura mondiale. Sette donne che, non essendo più, possono solo essere evocate. Non poteva che intitolarsi ‘Donne evocate’ il suo nuovo spettacolo della Angelillo, che la settimana scorsa è andato in scena al Piccolo Teatro Eugenio D’Attoma. Costruita una scaletta che funziona come una staffetta e accompagnata dal polistrumentista Paolo Daniele, una frizzante Lisa Angelillo dà vita al suo show con buona presenza scenica, voce duttile e doti da trasformista. ‘Donne evocate’ è anche occasione per raccontare aneddoti, svelare segreti, sfatare luoghi comuni ; il che mette anche in luce una certa capacità di dialogo col pubblico, specie quello femminile, preferibilmente stuzzicato allora che è il momento d’infliggere bonarie stoccate al genere maschile. Talora si eccede in esuberanza alzando più del necessario il ritmo dello spettacolo. Peccati veniali, comunque, che non pregiudicano la qualità di uno spettacolo ben rodato e che il pubblico del Piccolo ha ripetutamente mostrato di gradire. – Prossimo appuntamento al teatro di Strada Borrelli, sabato 18 e domenica 19 novembre con la Compagnia del Sole che presenta ‘Lingua matrigna’, da ‘L’analfabeta’ di A. Kristof, con Patrizia Labianca, regia di Marinella Anaclerio. Dalle note di regia : In questa autobiografia asciutta, ironica e precisa com’è nel suo stile la Kristof (premio Nobel per la letteratura) analizza e racconta la natura del suo disagio più grande nella condizione di profuga : la perdita d’identità intellettuale. Incapace di esprimersi e di capire cosa le succede intorno non conoscendo la lingua francese, si definisce muta e sorda. Con la perdita della Madre Patria, si diventa orfani della Madre Lingua. “Come spiegargli senza offenderlo e con le poche parole che so di francese che il suo bel paese non è altro che un deserto per noi rifugiati, un deserto che dobbiamo attraversare per giungere a quella che chiamiamo integrazione, assimilazione?”.

Italo Interesse

 

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