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Le sorti della Popolare di Bari appese a un filo

Le sorti della Banca Popolare di Bari sono appese ad un filo. Infatti, è attesa nei prossimi giorni una pesante iniezione di liquidità, che potrebbe arrivare da Invitalia, ossia dall’Agenzia nazionale di Sviluppo per le imprese di proprietà del Ministero dell’Economia, per far fronte nell’immediato ai flussi ordinari di cassa. Operazione, questa, che dovrebbe portare circa un miliardo di Euro al noto istituto bancario barese, che in tal modo avrà poi il tempo per  procedere ad una ricapitalizzazione di pari importo entro la primavera del prossimo anno, quando la Bpb dovrebbe trasformarsi da Istituto di credito cooperativo in spa. L’intervento pubblico – come è  noto – per la Bpb si è reso necessario dopo che il decreto governativo delle scorso mese di giugno, che avrebbe dovuto procurare un credito di imposta di 500milioni di Euro in caso di aggregazione dell’Istituto barese con qualche altra banca meridionale, è naufragato a causa sia delle difficoltà di altre banche medio-piccole a fondersi con la Popolare di Bari, sia anche per la mancata istanza del Governo nazionale a Bruxelles per capire se tale agevolazione fiscale non si configurasse come un possibile aiuto di Stato ed in quanto tale non consentibile dalla Ue. Quindi, per il momento nessuna aggregazione all’orizzonte per l’Istituto bancario barese, ma solo trasformazione in spa, previo salvataggio pubblico. Infatti, dopo la perdita di 423 milioni di Euro registrata nel bilancio de 2018, anche per l’esercizio del 2019 la Bpb si accinge a chiudere in profondo rosso. Nel solo primo trimestre di quest’anno l’ulteriore perdita per la Bpb è stata di 73 milioni di Euro. Il cda di Bpb, convocato per il 18 dicembre prossimo, dovrà deliberare sul nuovo piano industriale dell’Istituto, oltre che – come detto – fissare la data del prossimo anno per la trasformazione in spa, che sicuramente non potrà avvenire prima della consueta assemblea annuale dei soci, per l’approvazione del Bilancio e, questa volta, anche degli adempimenti relativi alla trasformazione, che – come è noto – è stata da tempo imposta per legge.  Ma una tappa intermedia per l’Istituto barese, viste la particolari condizioni economico-finanziarie dello stesso, è quella di procurarsi liquidità a breve, in modo da poter arrivare ad una ricapitalizzazione che faccia poi uscire definitivamente dalle secche in cui si è arenata questa importante Banca del sud.  Il nuovo piano industriale di Bpb – secondo indiscrezioni – non potrà prescindere, oltre che dalla ricapitalizzazione, anche da una significativa cura dimagrante di alcuni costi fissi, tra cui primeggiano quelli per il personale e le spese generali di molti sportelli, ora forse in eccesso.  Ed al riguardo, infatti, c’è chi ipotizza la chiusura di oltre 100 sportelli sparsi nelle diverse aree operative dell’Istituto ed la riduzione di circa un terzo dei dipendenti. Notizia, quest’ultima, che – se fosse vera – tradotta in cifre significherebbe oltre 1000 unità lavorative in meno. Comunque il nodo più importante da sciogliere, dopo quello dell’immediata liquidità (che dovrebbe avvenire con un prestito temporaneo di Invitalia e/o la cessione di crediti deteriorati),  resta la ricapitalizzazione che – sempre secondo indiscrezioni – dovrebbe avvenire, dopo la trasformazione in spa, con l’intervento di un’ altra società controllata del Mef (Ministero dell’Economia e Finanze) e, quindi, in definitiva dello Stato. Però, anche queste allo stato dei fatti sono solo ipotesi, perché qualcosa di più concreto lo si potrà scoprire solo nelle prossime settimane, se ciò di cui si parla troverà riscontro nei fatti. Diversamente trattasi solo di idee e voci, senza riscontri reali. E per la Bpb la realtà attuale è ancora a tinte fosche ed all’orizzonte non si vedono ancora le necessarie schiarite.

 

Giuseppe Palella

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