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Le stele di Sterparo

Sulle prime propaggini del Subappennino dauno, poco a sud di Foggia, si allarga il territorio di Castelluccio dei Sauri. All’interno di esso, a poca distanza dal centro abitato e in direzione Deliceto, è ubicata contrada Sterparo. Qui tra il 1954 e gli anni ottanta, nei pressi del podere Gesualdi, furono rinvenute trentacinque stele, lastre in pietra di forma allungata e infitte verticalmente nel terreno, decorate con figure stilizzate maschili o femminili (i reperti sono ora distribuiti tra il Museo Civico di Bovino, quello di Foggia e il Museo Nazionale di Taranto). Si tratta di un complesso di monumenti risalenti alla seconda metà del terzo millennio avanti Cristo e riconducibile al fenomeno religioso delle statue-menhir che cominciò a diffondersi dall’Età del Rame. Le stele di Sterparo, in calcare bianco o arenaria gialla (tutto materiale di estrazione locale e di facile lavorazione) si presentano ridotte ad un busto privo di arti e testa con la parte inferiore rastremata e quella superiore che può terminare a punta o in forma rotondeggiante (vedi immagine) ; l’altezza oscilla tra il 161 e i 35 centimetri. Le stele femminili si distinguono per l’essere tutte ornate da una collana e per l’avere i seni incorniciati da due linee che si incrociano ad X, mentre quelle maschili si distinguono per la presenza di un pugnale. Su alcune di queste sculture è rappresentato l’ombelico, dettaglio anatomico assai singolare per simili monumenti. Le stele in questione sono state trovate sparse all’interno di un’area vasta dieci ettari. Si ritiene però che  in origine esse fossero concentrate in uno spazio largamente inferiore. Forse qualche migliaio d’anni dopo la loro collocazione, venuta meno la primigenia destinazione, esse vennero adoperate dai contadini della zona come segnale confinario. Premesso che le stele di Sterparo si differenziano alquanto dalle più note e numerose stele daune conservate nel Museo di Manfredonia, quale la loro funzione ? E’ molto probabile che esse, singolarmente prese, raffigurassero eroi, capostipiti o dei. Ma considerate collettivamente ? La risposta può trovarsi nell’ubicazione del sito, che si colloca lungo una cosiddetta direttrice di attraversamento, il Vallo di Bovino, in passato punto di transito obbligato lungo i percorsi tra la costa adriatica e i vicini valichi della dorsale appenninica. In contrada Sterparo si levava un santuario primitivo? Forse lì si celebrava un culto che accomunava tribù legate al territorio e concentrate nel raggio massimo di una giornata di cammino. Un culto ristretto e riservatissimo, legato all’avvicendarsi delle stagioni e ai relativi riti di purificazione e fertilità.

Italo Interesse

 

 

 

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