Cultura e Spettacoli

Le suggestioni tardo romantiche di Strauss e Brahms scivolano nelle inquietudini di Prokof’ev

Questa sera al Teatro Petruzzelli con il pianista Alexander Malofeev

Definito come «l’ultimo fenomeno della scuola pianistica russa», Alexander Malofeev si distingue come uno dei pianisti più talentuosi e promettenti dell’attuale mondo musicale classico. Lo ascolteremo nell’ esibizione di questa sera, alle 20:30, al teatro Petruzzelli, in una performance sicuramente in grado di esaltare le sue spiccate capacità interpretative e virtuosistiche, insieme all’orchestra del teatro, diretta dal maestro Marc Albrecht. Il concerto si articolerà in un programma caratterizzato dall’inquietudine di quel timbro tardo romantico che ispirò la musica rivoluzionaria di Prokof’ev: di Richard Strauss Träumerei am Kamin, dall’opera “Intermezzo”, op. 72. Di Sergej Prokof’ev il Concerto n. 2, in sol minore, op. 16, di Johannes Brahms la Sinfonia n.4 in mi minore op 98. La prima esecuzione del secondo concerto di Prokof’ev fu definita dalla critica «diavoleria futurista». Nel suo diario Sergej aveva raccontato degli obiettivi che si era prefisso di raggiungere attraverso il suo lavoro sul rapporto fra piano e orchestra. Prokof’ev, attraverso la sua emblematica carriera, si è posto all’attenzione del pubblico e della critica come compositore rivoluzionario e innovativo, oltre che come ottimo pianista. Nel 1918 iniziò un lungo giro di viaggi in Europa e in America, continuando a produrre e a esibirsi con grandioso successo. Fu a Parigi, Londra, Chicago, sempre partecipando attivamente alle battaglie d’avanguardia, di cui fu in quegli anni esponente di spicco. Visse a Parigi dal 1923 al 1933, anno in cui fece ritorno in Unione Sovietica per dare importanti contributi alla vita musicale e culturale della sua patria. La guerra lo vide in prima fila. Nel dopoguerra venne coinvolto nell’involuzione politica e culturale della Russia sovietica, spesso accusato di formalismo. Critiche alle quali reagì con sdegno, continuando a comporre fino alla morte, che lo colse ancora nel pieno dell’attività. In un taccuino del 1931 aveva annotato: «È passato il tempo in cui la musica veniva creata per un manipolo di esteti. Oggi vaste folle popolari sono giunte faccia a faccia con la musica seria e ne stanno in attesa con ardente impazienza. Se ne avrete cura, conquisterete un pubblico come il mondo non ne ha mai conosciuto l’eguale. Le folle capiscono assai di più di quanto credano taluni compositori». Animato da una curiosità insaziabile, Prokof’ev toccò con estrema disinvoltura tutti i generi, dalla sinfonia al concerto alla cantata, dal teatro al balletto alle musiche di scena e per film, dalla musica da camera al pianoforte. Questa dimensione multiforme della sua sensibilità lo rese portavoce di un principio fondamentale dell’estetica moderna: superare i limiti dei generi per conferire al pensiero musicale forme più fluide,  libere e sperimentali. In queste sue caratteristiche sono riconoscibili le tendenze e le contraddizioni della musica del secolo precedente, in Europa e soprattutto nella Russia sovietica. Dal ripensamento della tradizione classico-romantica europea agli approdi all’espressionismo e poi al neoclassicismo, fino agli esiti più personali dell’ultimo periodo. Nel 1884, appena un anno dopo la composizione della Terza Sinfonia, Brahms si mise al lavoro per quella che doveva essere la sua ultima Sinfonia, la Quarta, in mi minore, composta nelle due estati del 1884 e ’85 a Mürzzuschlag in Stiria. La prima esecuzione ebbe luogo a Meiningen nel 1885 sotto la direzione dell’autore. Malgrado lo scetticismo di Brahms, che non la considerava un’opera di facile presa sul pubblico, la Quarta sollevò immediata ammirazione. Diretta da Hans Richter, che ne aveva guidato la prima esecuzione a Londra, la Quarta a Vienna nel marzo 1897 riscosse un enorme successo, dovuto anche alla presenza in sala del compositore, sua ultima apparizione pubblica pochi giorni prima della morte. Nascondendosi in un palco del Musikverein, fu intravisto dal pubblico e dai musicisti dell’orchestra e salutato da una travolgente ovazione, forse la più memorabile di tutta la sua carriera.

Rossella Cea


Pubblicato il 27 Novembre 2025

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