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Le vicende giudiziarie di Modugno emblematiche di un sistema che non funziona

Le vicende per le quali a Modugno, lo scorso fine settimana, sono finiti agli arresti domiciliari alcuni politici e tecnici comunali della cittadina alle porte di Bari sono emblematiche di un sistema politico-amministrativo ormai malato da tempo. Una malattia, la corruzione o concussione, che ha contagiato in maniera verticale, ma anche orizzontale, i gangli vitali della pubblica amministrazione e che, verosimilmente, non è circoscritta soltanto ai casi che le cronache giudiziarie di tanto in tanto portano alla luce. Infatti, nel corso degli ultimi vent’anni la logica delle tangenti si è ampliata in maniera esponenziale, espandendosi soprattutto nei livelli istituzionali più bassi del potere pubblico locale, dove i casi di malaffare sono proliferati al punto tale che a volte sono considerati “anomalie” i comportamenti di chi non ricorre ad espedienti illeciti, per ottenere il “dovuto” in modo lecito. Se ciò che è accaduto al Comune di Modugno per l’Urbanistica locale dovesse essere confermato da sentenze definitive, ci troveremo di fronte ad un’ennesima conferma che negli enti locali molte cose non funzionano. Anzi, sono addirittura peggiorate rispetto al tempo in cui il Primo cittadino veniva eletto indirettamente nell’Aula del consiglio comunale e non, come adesso, direttamente dal corpo elettorale, mentre i consiglieri venivano scelti con il sistema della preferenza multipla. E non, come ora, con la mono preferenza. E che la situazione complessiva degli Enti locali sia drasticamente peggiorata è dimostrato anche dal fatto che circa il settanta percento di questi, nonostante i considerevoli incrementi del gettito fiscale, dovuto anche alle aumentate facoltà impositive a loro concesse negli ultimi vent’anni, hanno quasi sempre situazioni di bilancio assai critiche, al punto che non di rado molti Comuni versano in situazione di dissesto economico e finanziario.  Sono trascorsi ben quattro lustri dallo scoppio di Tangentopoli e dalla fine della cosiddetta Prima Repubblica, ma “vox populi” e  “facta concludentia” non pare affatto che l’elezione diretta dei sindaci, dei presidenti provinciali e regionali, abbiano migliorato il sistema di governo degli Enti locali, se non in peggio, visto che siamo arrivati al punto che, come è accaduto a Modugno, chi tenta di sottrarsi al ”pizzo” del potentato di turno, oltre a non ottenere ciò che gli spetta per legge, rischia pure di essere aggredito fisicamente. Ma quanti sono coloro che hanno il coraggio di denunciare gli episodi di malcostume politico ed amministrativo di cui diventano vittime? Infatti, il più delle volte diventano inconsapevolmente complici dei loro concessori, perché si piegano alle illecite richieste di amministratori pubblici disonesti ed incalliti alla corruzione, però difficilmente denunciano il malaffare che si nasconde dietro un uso distorto delle istituzioni pubbliche e del potere ad esse connesso. Infatti, a detta di molti, c’è ormai una sorta di assuefazione al degrado delle istituzioni e del “potere corrotto” di chi li gestisce. E così in tanti si piegano alle logiche del malaffare, perché la fiducia di molti cittadini, vittime del  di un “diritto a pagamento”, è sempre più fioca verso gli organi statali preposti a reprimere e, quindi, a perseguire coloro che si rendono protagonisti di atti e fatti di “malagestio”. In questi ultimo ventennio la tangente, dalla più grande alla più piccola, è diventata nell’immaginario collettivo una sorta di “tributo dovuto” a chi gestisce il potere pubblico ad ogni livello e, forse per questo, molti di quelli che governano le città considerano ormai “la tangente” quasi un elemento naturale ed irrinunciabile del loro fare quotidiano, per il semplice fatto che l’elezione diretta li fa ritenere di essere i “titolari pro-tempore” del territorio in cui sono stati eletti. Una titolarità che li metterebbe non “inter-pares” ma “supra-cives”, oltre che “supra-legem”. Come se i governati non fossero cittadini, ma semplici sudditi. Non a caso, infatti, Sindaci e Presidenti che “usano” ed “abusano”  delle loro funzioni per costruire le proprie scalate di potere, in questi ultimi anni, sono aumentati a dismisura. Quindi, è evidente che ciò che è stato fatto negli ultimi vent’anni, per sventare le tentazioni non ha funzionato secondo le aspettative, per cui  è ormai tempo di un’approfondita riflessione per tutti.     

 

 

Giuseppe Palella

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