Cronaca

L’elezione di Lacarra alla Camera forse non è una priorità per Renzi…

L’elezione al Parlamento a marzo prossimo del segretario regionale del Pd, Marco Lacarra, non è verosimilmente una priorità nel partito pugliese, ma forse non lo è neppure per i vertici romani della corrente interna al partito, ossia quella del segretario Matteo Renzi, a cui lo stesso Lacarra dichiara di appartenere. Infatti, secondo alcune indiscrezioni provenienti direttamente dalla sede romana di piazza del Nazzareno, il segretario del Pd pugliese avrebbe da tempo chiesto ai vertici nazionali del suo partito (in particolare all’ex vice di Renzi, Lorenzo Guerini, che figura tuttora tra i più stretti collaboratori, nonché componente della segretaria nazionale) di voler lasciare l’Aula barese di via Capruzzi, dove dal giugno del 2015 è consigliere regionale, per andare ad occupare dalla prossima Legislatura un seggio nel Palazzo romano di Montecitorio. Aspirazione, questa di Lacarra, portata evidentemente da tempo all’attenzione sia del segretario Renzi che del suo delegato a seguire le vicende pugliesi della propria area politica, il ministro allo Sport del governo Gentiloni, Luca Lotti. Sta di fatto, però, che sia a seguito della nuova legge elettorale per Camera e Senato, il cosiddetto “Rosatellum”, sia per le previsioni che emergono finora dai sondaggi, i posti ad elezione sicura per il Pd alla Camera in Puglia dovrebbero essere solo quelli dei capilista nei listini del proporzionale.  Perché nei collegi camerali ad elezione maggioritaria, ossia con il sistema uninominale, dove ad essere eletto è il candidato della coalizione (o partito) che ottiene più voti, la certezza di vittoria e di essere, quindi, eletto è molto bassa. Oltre che detta possibilità di elezione – stando ai recenti sondaggi –  in Puglia è altamente improbabile per i candidati del centrosinistra in quasi tutti i 16 collegi camerali ad elezione uninominale, in virtù del fatto che la neo formazione politica di sinistra che fa capo al presidente del Senato, Pietro Grasso, sarà presente – come è ormai noto – con propri candidati anche nei collegi elettorali con l’uninominale. Pertanto l’unica possibilità di candidatura con sicura elezione per Lacarra sarebbe quella di occupare il primo posto di uno dei quattro listini bloccati del Pd, che saranno presentati in Puglia per la Camera nel sistema proporzionale. Ma per Lacarra, pur essendo segretario del Pd pugliese, il cerchio si stringerebbe ancor di più alla sola possibilità di essere candidato nel listino barese del proporzionale, in quanto le prime posizioni dei restanti tre listini camerali pugliesi del Pd sarebbero pretese da autorevoli esponenti territoriali del partito delle circoscrizioni elettorali di competenza. Quindi, il segretario del Pd pugliese per conseguire il 4 marzo prossimo un seggio sicuro a Montecitorio avrebbe a disposizione la sola possibilità di farsi dare dal segretario Renzi il primo posto del listino barese. Però, stante sempre ad alcune indiscrezioni di origine romana, la possibilità di avere un primo posto nel proporzionale per Lacarra sarebbe complicata dal fatto che il segretario Renzi in Puglia ha da garantire innanzitutto la vice-ministra al Dicastero dello Sviluppo economico, la pugliese Teresa Bellanova, che è sicuramente la principale e più fidata esponente pugliese della sua corrente. Ma, oltre alla Bellanova, ci sono pure due consiglieri regionali renziani, Donato Pentassuglia di Taranto e Ruggero Mennea di Barletta, che hanno già accumulato due elezioni consecutive in via Capruzzi e che all’ultimo congresso del Pd sono stati, nelle rispettive province, i capisaldi dell’ex premier contro il suo rivale pugliese alla segreteria, Michele Emiliano. Ma c’è di più. A remare contro la candidatura di Lacarra in posizione sicura per un posto in Parlamento ci sarebbero – sempre secondo alcune voci romane – anche diversi esponenti pugliesi della sua stessa corrente renziana, poiché gli addebitano la responsabilità di essere stato, nei suoi due anni e mezzo da segretario regionale, troppo accondiscendente con il governatore Emiliano sia sulle decisioni nel partito che sulla politica regionale. Infatti, una delle principali accuse che l’area renziana pugliese addebita a Lacarra è di non essere stato in grado di tutelare minimamente i rappresentanti della sua stessa area politica di appartenenza alla Regione, dove l’area renziana ( pur potendo contare ben 5 consiglieri sui 9 complessivi del gruppo Pd di via Capruzzi) non ha ottenuto alcun rappresentante in Giunta. E questo perché – sempre secondo quanto riferiscono fonti romane del partito – Lacarra era più attento a preservare i propri rapporti stretti con il governatore pugliese, piuttosto che a garantire gli equilibri interni al partito. Ed a conferma di tale tesi i bene informati hanno fatto pure rilevare gli evidenti ed assordanti silenzi di Lacarra nei confronti del governatore Emiliano anche quando quest’ultimo è andato spesso in rotta di collisione con la linea politica nazionale del suo stesso partito, il Pd per l’appunto, e per non parlare, poi, di tante altre contraddizioni ed assenze manifestate dal dichiarato segretario renziano del Pd pugliese. Insomma, il sospetto per alcuni ambienti della segreteria nazionale è che in realtà Lacarra sia “renziano” a Roma, ma “emilianista” in Puglia. Tesi, quest’ultima, che sarebbe avvalorata ancor più dal fatto che potrebbe essere addirittura lo stesso governatore pugliese a volerlo in Parlamento proprio perché, a ben vedere, potrebbe essere considerato “innocuo” ai fini delle battaglie politiche interne al partito in Puglia. Allora è forse il caso di chiedersi se detta “qualità” politica vada bene anche per il leader del Pd e capo-corrente, Renzi, oppure no. Infatti, se così fosse, è possibile che Lacarra a marzo prossimo sbarchi nell’Aula di Montecitorio attraverso una candidatura sicura nel proporzionale. Diversamente il posto in Palamento dovrebbe “guadagnarselo” passando dall’uninominale, se gli andrà bene. Infatti, è molto probabile che la segreteria nazionale del Pd, per i posti ad elezione sicura a disposizione in Puglia per Camera e Senato, alla fine preferisca non rischiare e, quindi, candidare nomi di comprovata, anziché solo “dichiarata”, fede “renziana”. Vedremo presto (entro il prossimo 29 gennaio) come si concluderà anche in Puglia la partita delle candidature.

 

Giuseppe Palella


Pubblicato il 18 Gennaio 2018

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